L’orso

A volte.
A volte ho l’impressione
che tu sia brava a inventare giochi nuovi
a far volare le cose più in alto
per sentire più rumore quando le lasci cadere
a trasformare una carezza in un coltello
a tirar fuori l’anima da un cilindro
per farla poi sparire, come un prestigiatore
a disegnare cerchi perfetti e concentrici in una radura
solo per prendere meglio la mira
e scoccare la freccia
per trafiggere l’orso.

A volte
a volte ho la paura che tu, come altri, vogliate ferirmi
per gioco o per cattiveria o per noia
non so
quello che non ho ancora capito
e che mi spaventa di più
è che io magari mi ci lascio anche, ferire.
Vedo l’assassino sorridente che mi viene incontro salutandomi
scopro il fianco
e lui mi abbraccia, mi cinge
mi stringe più forte
quindi mi lega
poi mi massacra
ma non ho voglia di opporre resistenza
come un incubo da cui non riesci a svegliarti
se non un attimo prima di
morire.

Tu che dici
saranno il cibo, il bere o lo smog
a farmi così male?
A farmi paura.
È la paura, a farmi pensare
così male.
O magari è solo colpa
del telegiornale.

 

(gennaio 2008)

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