A little bit(ch) of love

Questo pomeriggio mi stavo confrontando con una persona in merito a certi atteggiamenti umani. Successivamente, durante la cena, mi è saltato in mente un concetto formulato in un inglese mezzo inventato: “the bitch are getting bitcher” (o almeno è così che suonerebbe, se solo quel bitcher esistesse). Poi, anche per contrastare un poco il cinismo, ci ho aggiunto un meno improbabile “(but) true lovers will be loved”.
Successivamente, sempre partendo da quel confronto, ho pensato anche che probabilmente l’etica non sia necessariamente un sistema di ragionamenti, o perlomeno non solo. È anche un’evoluzione del sentire, un livello più complesso a cui elevare la propria sensibilità: o hai mezzi per poter ambire a quella complessità, oppure resti a un livello più istintivo che ti relega alla molle faciloneria dell’immoralità, che dona piaceri rapidi ma vacui e poveri, storpi, senza pienezza né costrutto. Così, forse non è per mera idiozia, se talune persone si ritrovano alla categoria “bitches” di cui sopra; forse è un fatto di banale pigrizia, o di scarse qualità a trecentosessanta gradi, o ancora di quel che io talvolta definisco ‘analfabetismo affettivo’. O magari, semplicemente, se la fanno sotto. Si fanno male. O se ne lasciano fare.
Chi non sa a amare o ha paura di non essere amato, troieggia. I veri amanti, troneggiano.

(facebook, un annetto fa)

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Le fiere della vanità

questi bottoni questi orpelli
queste corse queste magliette
queste docce queste lamette
queste forbici questi capelli

quelle suole che si stampano sul suolo, impolverato
elegante e leggera, la danza delle tomaie colorate.
quelle smorfie che ti stampi sul bel bronc’incipriato
raggiante è la raggiera di nere ciglia tue allungate.

i lacci allacciati
i ganci agganciati
gli scolli scollati
gli scialli sciallati.

tutto questo
sembrare, questo
volere o dover piacere
a qualcuno da adorare fugacemente
o a ognuno, a nessuno specialmente;
a platee dorate, scelte con accurate riflessioni
o a noi stessi, nei riflessi di specchi e occhi:
noi, palesi farlocchi, così vanesi così barocchi
sciocchi sottoprodotti di antiche insoddisfazioni.

e ci diamo da fare
per darci e per farci
ché se non è per starci
che ci stiamo a fare?
forse per sentirci, illuderci meno marci
e sempre mentirci, far finta di amarci
senza mai sentirci sinceramente di amare.

le profondità amare
son verità da evitare

 

 

(10 giugno 2009)