A little bit(ch) of love

Questo pomeriggio mi stavo confrontando con una persona in merito a certi atteggiamenti umani. Successivamente, durante la cena, mi è saltato in mente un concetto formulato in un inglese mezzo inventato: “the bitch are getting bitcher” (o almeno è così che suonerebbe, se solo quel bitcher esistesse). Poi, anche per contrastare un poco il cinismo, ci ho aggiunto un meno improbabile “(but) true lovers will be loved”.
Successivamente, sempre partendo da quel confronto, ho pensato anche che probabilmente l’etica non sia necessariamente un sistema di ragionamenti, o perlomeno non solo. È anche un’evoluzione del sentire, un livello più complesso a cui elevare la propria sensibilità: o hai mezzi per poter ambire a quella complessità, oppure resti a un livello più istintivo che ti relega alla molle faciloneria dell’immoralità, che dona piaceri rapidi ma vacui e poveri, storpi, senza pienezza né costrutto. Così, forse non è per mera idiozia, se talune persone si ritrovano alla categoria “bitches” di cui sopra; forse è un fatto di banale pigrizia, o di scarse qualità a trecentosessanta gradi, o ancora di quel che io talvolta definisco ‘analfabetismo affettivo’. O magari, semplicemente, se la fanno sotto. Si fanno male. O se ne lasciano fare.
Chi non sa a amare o ha paura di non essere amato, troieggia. I veri amanti, troneggiano.

(facebook, un annetto fa)

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Should be

Quando qualcosa che non ci fa bene
o che non ci piace neanche un poco
ci disturba a punto che, se potessimo,
lo proibiremmo.
Al che diciamo: dovrebbe essere illegale.
E così
dovrebbero essere illegali tutti i singoli chilometri di distanza,
tutta l’educazione o la paura o la mancanza
compresa l’assenza di sincerità verso noi stessi;
storture varie che corrompono i pensieri, li filtrano,
oppure gelano la voce, nella gola
ossia, ci fanno dire il contrario di ciò che avremmo voluto dire
ovvero, non ci fanno dire niente.
Illegale tutto questo parlare e raramente dire,
tutto questo desiderare senza poi volere veramente,
tutto questo camminare senza mai arrivare,
o ancora arrivarci e poi scoprire di desiderare
soltanto il cammino in sé e per sé.
Dovrebbe essere illegale la confusione,
dovrebbe esserlo il desiderio stesso,
che ci fa collidere e poi allontanare,
che ci fa stancare e perdere tempo.
Sperare dovrebbe essere illegale.
Illegale volere oggi, e domani chissà.
Illegale domani chissà, e dopodomani no.
Illegale dopodomani no, tra una settimana di nuovo sì
e tra un mese un anno sei anni, chissà.
Avere intenzioni solide che poggiano su sentimenti gassosi.
Promettere dovrebbe essere illegale.
Amare dovrebbe essere illegale.
Anzi
tutto questo dovrebbe essere perfettamente legale,
come già è, che la legalità, a pensarci,
tanto giusta non lo è mica.
Babele di regole e burocrazia
rete fitta di lacci e lacciuoli
di cavilli e cavi
da cui magari ti cavi fuori
ma è meglio se li governi,
che sennò finiscono per legarti
per stringerti caviglie e polsi,
comprimerti il petto.
Ma anche considerata la mancanza di senso,
più che dichiarare fuorilegge ogni avversità
forse tutto dovrebbe essere solo semplificato
e semplicemente, delegittimato
sminuito, smitizzato
sbertucciato, ridotto a contorno
preso in molti modi fuorché sul serio.
Mancarsi e non cercarsi,
volersi e non aversi,
aversi e non volersi,
cercarsi e poi mancarsi:
mica la legge dovrebbe tutelarlo, tutto questo.
Ché la legge non tutela, così come
non ci tuteliamo noi.
No, non dovrebbe essere illegale:
semplicemente, non dovrebbe essere.

 

(un annetto fa)

Cerchiare il lunario

Luna piena come mai
Muta e bella come sempre
Ma ormai troppo gelata
Per stare fermi e guardarla

Sole riflesso
Soli di riflesso
Cerchi nel cielo
Cerchi ma non trovi

Luna vuota
L’una passata
Le due in corso
Come corri tempo

» (lunario: 2012, cerchiato 30 ottobre)

Enfasi e tosse

Comincio sinceramente a pensare che il mio blog su tumblr, aperto per noia e come sgabuzzino per pensieri senz’ambizioni, sia lentamente diventato migliore di questo, pieno di post roboanti o melensi, spesso retorici o inconcludenti e talvolta, appunto, persino ambiziosi. Ah, l’ambizione, che cazzata solenne. Ma la questione sta in quel che ormai è divenuta questa stanza, se così la vogliamo considerare, col suo odore stantio, la sua aria che inzuppa i vestiti, le macchie verdognole che sulle sue pareti esplodono, da dietro il battiscopa, come fumi acidi o nuvole sbucate dalla linea retta di un alto terrazzo. La muffa. Una cassapanca zeppa e vuota, un archivio dei pensieri di ieri, come avevo sottotitolato il blog durante la prima delle sue varie vite, su splinder. Troppo di ieri, questi cazzo di pensieri. Rimasti chiusi troppo a lungo, nel baule in cui li avevo ficcati, forse per gelosia o illusione del loro valore, forse per vergogna o sospetto del loro pallore. E che senso avrà, mi domando, spostare le cose dal chiuso di un baule a quello di una cassapanca, e da esso a quello di una stanza umida, di quelle colle tapparelle sempre abbassate, visitate sempre colla sola luce gialla di una lampadina, ché a entrarci in un pomeriggio di sole non capiresti nemmeno dove sei capitato. E di là, invece, lo sgabuzzino ci ha la sua piccola finestra, e ci entra l’aria delle cose dette oggi, anche se piccole e transitorie, ma almeno prive del pesante strato di polvere che ricopre certi residuati bellici (anche nel senso che certe riflessioni son generate dai conflitti), certi reperti datati con cifre che dicono sempre Roba di cento anni fa. Anche, o soprattutto, quando son risalenti all’anno scorso soltanto.

Eccoci qua: un altro post evitabile. A parlar del niente, col niente. Come quando ci mettiamo a pensare a proposito dei pensieri, o come quando in amore ci mettiamo a riflettere sull’amore, facendo uno di quei cortocircuiti che tanto piacciono al medio osservatore, forse per via di quel simpatico effetto di scintille, come un piccolo fuoco artificiale. Peccato che poi si resti senza luce. Ammesso che sia mai stata accesa. E a proposito di circuiti in corto e altri circoli viziosi: è un post, questo, con cui mi dico di smetterla, di fare l’archeologo di me stesso e di riesumare le cose vecchie; epperò è un articolo nuovo, di oggi. Peccato sia inservibile. E al solito, ridondante. Sarà che, a scavar nella muffa, ti si ficca sotto l’arco delle unghie qualche grammo di polvere verde. E giù, un colpo di tosse.

 

Scritto, letto

Camminavo verso la stazione, convinto di essere in perfetto orario. Una volta giunto sul binario però, il treno del mio sonno era già partito. Nemmeno più la sagoma del ferro curvo, all’orizzonte.

Immobile sulla banchina deserta, mi sono un poco intristito al pensiero che avrei potuto uscire di casa con più calma, evitando la mia sfida già persa col freddo per qualche altra decina di minuti.

Mesto, sono tornato verso la sala d’aspetto. Mi sono seduto; ho cercato pazientemente di ingannare il tempo – sebbene poi sia sempre lui, a ingannare noi – scrivendo appunti e leggendo qualche articolo non molto interessante.  Ma ecco il segnale: sento chiaramente l’arrivo dello sbadiglio che annuncia la partenza del mio prossimo treno, l’ultimo. Devo andare. Mi affretto verso il sottopassaggio e mi ci tuffo dentro, poi inforco le scale che corrono verso la pensilina dove bivaccano, sparpagliate, le ultime parole della gior

(15 novembre 2009)

mi domando

se non ci sia un modo più semplice per salvare i messaggi privati
anziché questa maratona di copia&incolla in serie che in questi giorni mi attende

(sebbene di concreto non ci sia assolutamente nulla: non ci faranno levare le tende.
ma "vatti a fidare. mi è già capitato di vedere interi forum chiusi, community stravolte o server dismessi da un giorno all'altro, e pertanto, io non mi fido più. e quindi preferisco dar retta all'odioso 'sentito dire', anziché far lo scettico che poi si ritrova per l'ennesima volta con centinaia di parole cancellate per sempre e l'insopportabile senso di perdita che ne consegue." )

Sovracoperta

il tempo se ne scappa sempre in avanti
così velocemente si susseguono gli eventi
mi ero scordato di rifoderare il blog con colori più adatti alla stagione
e altre cose altrettanto stupide ma assai più noiose, come da copione.

(intervallo)

Questo blog è tutto scuro
parla spesso di freddo e di morte
odora di malessere e di stanze disabitate.

Penso sia il caso di rispolverare qualche post che dica anche la verità,
e cioè che sono alquanto contento di essere vivo.

Ciao,
Syd