Control

 
sopravvivere
all’epilessia
al successo
ai medici
alla periferia.
morire
per vivere
oltre il corpo, nel tempo
e non sopravvivere, non più.
non insistere
nel quotidiano rincollare dei pezzi
di una vita che si sgretola
scivola via, fuori controllo
finché non lascia
scampo.
come le verità altrui
l’amore altrui
come questo nudo
bianco e nero,
della pellicola di grana
ruvida
che gratta la pelle taglia gli occhi
provoca un asciutto sanguinare
e non lascia
scampo.
ti inchioda lì
tra la poltrona ribaltabile
la notte che soffia fuori
e lo sforzo immane
di ritrovare il viso dello Ian vero
sotto i lineamenti dell’attore.
esci
la notte è fredda e silenziosa
nelle orecchie
solo l’eco tamburellante
della musica di Manchester
che non lascia
scampo.
grigio fuori
più che sullo schermo
fuori controllo fuori
più che dentro alla sala
ma sono così simili
le piccolezze e le bugie
impresse sulla pellicola
a quelle nostre
espresse con voce senza musica
ma senza musica
senza carisma
senza poesia
delle grandezze e delle verità
non c’è traccia, fuori
e si schianta la somiglianza
sulla porta a vetri del cinema
esci, osservi e
tremi
e ti viene il sospetto che
certe volte, questa vita
non sia che una crisi
ma muta, immobile, invisibile
nata dalla certezza che
sia fuori dal nostro controllo
e che non lasci
scampo.