Àdito

Penso che se non ci avessero fatto la bocca, in amore ci metteremmo tutti a inciderci la faccia, a scavarci un ingresso per la gola, per le interiora, le budella. Ché è amore a letto con un viso, un corpo e chi li possiede; ed è amore a tavola con le fettine panate e chi ce le ha preparate. E penso che l’amore sia più o meno questo fatto a suo modo semplice, ossia un desiderio fortissimo di portarci le cose belle alla bocca, per poi farcele scivolare dentro, attraverso quel varco che, a non avercelo, ci scaveremmo per loro.

(14 dic 2013)

A little bit(ch) of love

Questo pomeriggio mi stavo confrontando con una persona in merito a certi atteggiamenti umani. Successivamente, durante la cena, mi è saltato in mente un concetto formulato in un inglese mezzo inventato: “the bitch are getting bitcher” (o almeno è così che suonerebbe, se solo quel bitcher esistesse). Poi, anche per contrastare un poco il cinismo, ci ho aggiunto un meno improbabile “(but) true lovers will be loved”.
Successivamente, sempre partendo da quel confronto, ho pensato anche che probabilmente l’etica non sia necessariamente un sistema di ragionamenti, o perlomeno non solo. È anche un’evoluzione del sentire, un livello più complesso a cui elevare la propria sensibilità: o hai mezzi per poter ambire a quella complessità, oppure resti a un livello più istintivo che ti relega alla molle faciloneria dell’immoralità, che dona piaceri rapidi ma vacui e poveri, storpi, senza pienezza né costrutto. Così, forse non è per mera idiozia, se talune persone si ritrovano alla categoria “bitches” di cui sopra; forse è un fatto di banale pigrizia, o di scarse qualità a trecentosessanta gradi, o ancora di quel che io talvolta definisco ‘analfabetismo affettivo’. O magari, semplicemente, se la fanno sotto. Si fanno male. O se ne lasciano fare.
Chi non sa a amare o ha paura di non essere amato, troieggia. I veri amanti, troneggiano.

(facebook, un annetto fa)

Should be

Quando qualcosa che non ci fa bene
o che non ci piace neanche un poco
ci disturba a punto che, se potessimo,
lo proibiremmo.
Al che diciamo: dovrebbe essere illegale.
E così
dovrebbero essere illegali tutti i singoli chilometri di distanza,
tutta l’educazione o la paura o la mancanza
compresa l’assenza di sincerità verso noi stessi;
storture varie che corrompono i pensieri, li filtrano,
oppure gelano la voce, nella gola
ossia, ci fanno dire il contrario di ciò che avremmo voluto dire
ovvero, non ci fanno dire niente.
Illegale tutto questo parlare e raramente dire,
tutto questo desiderare senza poi volere veramente,
tutto questo camminare senza mai arrivare,
o ancora arrivarci e poi scoprire di desiderare
soltanto il cammino in sé e per sé.
Dovrebbe essere illegale la confusione,
dovrebbe esserlo il desiderio stesso,
che ci fa collidere e poi allontanare,
che ci fa stancare e perdere tempo.
Sperare dovrebbe essere illegale.
Illegale volere oggi, e domani chissà.
Illegale domani chissà, e dopodomani no.
Illegale dopodomani no, tra una settimana di nuovo sì
e tra un mese un anno sei anni, chissà.
Avere intenzioni solide che poggiano su sentimenti gassosi.
Promettere dovrebbe essere illegale.
Amare dovrebbe essere illegale.
Anzi
tutto questo dovrebbe essere perfettamente legale,
come già è, che la legalità, a pensarci,
tanto giusta non lo è mica.
Babele di regole e burocrazia
rete fitta di lacci e lacciuoli
di cavilli e cavi
da cui magari ti cavi fuori
ma è meglio se li governi,
che sennò finiscono per legarti
per stringerti caviglie e polsi,
comprimerti il petto.
Ma anche considerata la mancanza di senso,
più che dichiarare fuorilegge ogni avversità
forse tutto dovrebbe essere solo semplificato
e semplicemente, delegittimato
sminuito, smitizzato
sbertucciato, ridotto a contorno
preso in molti modi fuorché sul serio.
Mancarsi e non cercarsi,
volersi e non aversi,
aversi e non volersi,
cercarsi e poi mancarsi:
mica la legge dovrebbe tutelarlo, tutto questo.
Ché la legge non tutela, così come
non ci tuteliamo noi.
No, non dovrebbe essere illegale:
semplicemente, non dovrebbe essere.

 

(un annetto fa)

Caldo, molle, fondo

In principio tu evitavi di dirmelo
ma che mi amassi io già lo sapevo
lo capivo quando stavo dentro di te e sentivo
che ti scottava.
Un calore così scioglie ogni cosa
come il metallo più duro che si fa molle
quando cade
dentro la lava.
Scottami, amore mio
che forse, dopo anni
mi sciolgo anch’io.

.

Il mio caldo e denso
il tuo più fluido
e ancor più caldo.
Venirti dentro
è come poggiare un cucchiaio pieno di miele
sul fondo di una tazza colma di latte, bollente.
Ogni cosa diventa più molle
i nostri muscoli e la nostra mente
infine ogni cosa si scioglie
come l’orgasmo che ci fonde
e che ci fa dire cose insensate, d’istinto
nel momento in cui smettiamo d’essere
eterogenei e distinti

.

L’ho capito oggi pomeriggio
che non ti voglio più.
Mi fa così incazzare riscoprire
che tutto debba, inevitabilmente, finire
e non accetto che finisca sempre in me, per primo
e di rabbia adesso ti afferro per le spalle, e ti giro
così che non debba guardarti negli occhi mentre,
a te parallelo, entrerò profondo come non ho fatto mai
tanto che insieme fonderemo e sprofonderemo
in questo materasso, che da domani più non riscalderò
e prima di andarmene ti giuro e ti nego
che scoperemo forte fino a sfondarne le molle
e il ricordo di quando ci scottavamo

.

(da qualche parte nel 2010)

Portami via

Oggi pomeriggio camminavo nel parco deserto, fra i rami caduti sotto il peso della neve e mai raccolti. Macerie verdi. Come dal nulla, ho pensato alla bellezza delle parole “Portami via”. Portami via. Dalle cose che non vanno, dalle persone che non mi fanno bene, finanche da me stesso, se io stesso ho disimparato, a volermi bene. Infine, incidi il tuo nome. Ma non sulla corteccia di quel povero albero, già ferito dall’inverno, coi rami ai suoi piedi come fossero figli perduti. Incidilo su di me. Scavami la pelle, senza pietà. Ecco, ho pensato: una persona che avesse il coraggio e la mano ferma per incidere il suo nome sull’arco debole delle mie scapole, poi avrebbe anche la dedizione per curarmi le ferite che lei stessa mi ha inferto. Giorno dopo giorno, senza disperare perché le ferite sono difficili a rimarginarsi. Senza fretta, perché non pensa che qualcun altro lo farà al posto suo. Io non lo so cosa sia l’amore, forse no; ma mi piace pensare sia qualcosa che è immune alla frenesia, ai facili entusiasmi; o meglio, alla mancanza di pazienza. E soprattutto, che sia qualcosa in cui si dà tutto, – anche il proprio nome – senza la minima avarizia d’animo, perché non si pensa più ci sia qualcosa da risparmiare, da conservare per chissà quale dopo, da tenersi per chissà quale altra vita. Pensare “Ci penso io, a te”, e trovarlo del tutto naturale. Naturale come medicare e cambiare le bende a chi amiamo, quotidianamente, senza pensare a quanto durerà e a chi lo farà al posto nostro, quando ce ne saremo andati. Impossibile, andarsene, quando ci si prende e ci si porta via. Senza però andare da nessuna parte; se non qua, in questo ovunque senza fissa dimora. Qua, dove vendono metri di garza pulita e io posso guardarti, mentre scavalchi i rami caduti.

Rese, grazie

viviamo immersi nel liquido assordante di un’immensa illusione. non c’è scampo alle bugie di chi comanda questo pianeta; non c’è possibilità di riscattarsi davanti all’onnipotenza delle oligarchie. possiamo solo cercare di essere liberi a modo nostro: nel pensiero, come l’uccello Leonard Cohen sul filo della sua canzone; nella partecipazione, come Vittorio Arrigoni nella sua dimensione chiamata Gaza. oppure nasconderci e dimenticare. cos’è il vero amore che lega gli umani a due a due? è complicità e fusione reciproca, tanto per cominciare. ma è anche un rifugio comune. è un patto per scivolare insieme nell’oblio, come una piccola barca che si allontana silenziosa e solitaria dalla riva degli uomini e dei segreti troppo grandi da combattere, troppo orribili da meditare, spaventosi da ricordare. avere coraggio, o un dono, o una zattera che stia a galla; di queste cose abbiamo bisogno, se vogliamo portare a termine quest’esistenza in modo perlomeno decente.  ma vai a trovarle.
e se son difficili le cose, figuriamoci le persone. trovala, se ci riesci, una persona alla quale dire: Io ora mi arrendo a te. Così poi ci arrendiamo insieme.

 

 

 

(2011)