Nebbia a banchi

Alle volte è come se riuscissi a comprendere l’umanità tutta fuorché me stesso. Altre volte è come se non conoscessi nessuno per davvero, fuorché me stesso. Quando accade la prima ipotesi è tutto più faticoso ma, al contempo, più stimolante e vitale. Quando a manifestarsi è la seconda possibilità, invece, tutto sembra più facile e comodo, ma in realtà è anche più amaro.
Com’è strano. Pare quasi un paesaggio nella nebbia: le cose intorno continuano a esistere, ma non possiamo vederle. E l’occhio resta solo a fissare le linee verniciate sull’asfalto. L’auto si perde nella pianura bianca, il viaggio perde la sua armonia. E la mente si perde a camminare in bilico sulla linea continua ______ , ora tratteggiata – – – – – . Bisogna saltare. O cadere tra un segmento e l’altro, come ad un tratto, nello spazio vuoto tra due trattini.
Ma questa nota è come l’insufficiente luce arancione del lampione che non riesce a illuminare la curva troppo stretta: sono finito fuori strada.


(assegno post datato un decennio fa)