20 di Scirocco

E così, come d’improvviso, ci diamo reciprocamente il benvenuto in questi attesi anni 20; che però non sono gli Anni Venti così come eravamo abituati a considerarli fino a qualche giorno fa e dei quali credevamo di avere una vaga idea  – ossia i 20 del Novecento, cosiddetti ruggenti, da cui siamo lontani ormai un secolo pieno. Da non credere: questi nuovi vénti ci toccherà persino viverli, stavolta.

In realtà è sempre la solita storia: il nuovo decennio, volendo fare i precisini, inizierà soltanto il 1° gennaio dell’anno prossimo. Allo stesso modo in cui il primo anno del III millennio d.C. fu banalmente il 2001 e non il Duemila tondo. Perché? Perché in termini cronistorici si conta da 1 a 10, non da 0 a 9. Non sto scherzando.

Un paio di sere fa, preparando la cena, mi è venuto a trovare un paradosso. Adoro simili visite, ho un forte debole per tutto ciò che è assurdo o che rappresenta un controsenso. Così come mi piace assai ciò che un senso non ce l’ha proprio. Ad ogni modo, il paradosso mi ha suggerito più o meno questo: «sai cos’è che senz’altro non è più in voga? l’espressione stessa (essere) in voga». Non so, trent’anni fa ci saremmo limitati a dire che esserlo ancora fosse il colmo per un canottiere andato in pensione. E ne avremmo persino ridacchiato.

Certezze ce ne sono poche, questo sì. Il mondo è cambiato, inevitabilmente; ma verosimilmente sono cambiato pure io con esso. Ché probabilmente si cambia sempre assieme, come un’immagine viva che cambia congiuntamente al suo riflesso nello specchio o alla sua ombra proiettata dalla luce del fuoco sulla parete di quella vecchia caverna. Insomma, tutto muta e tutto si muove. Evolve, certo, ma non necessariamente progredisce. Anzi: più passano gli anni – i miei – e più ho l’impressione spiacevole che ciò che mi circonda stia tendenzialmente degenerando, perlopiù. Per esempio la mia scrittura, come quando faccio abuso di avverbi.

Appunto per il nuovo decennio non ancora iniziato: “Se nulla accade, dovremmo esserne grati”.

Peraltro credo proprio che la gratitudine sia il sentimento preferito in assoluto del me del presente. Anche se ultimamente sembra essere molto poco in voga, la gratitudine. Appunto.

Chissà, magari negli anni Trenta torneranno di moda idee al momento impensabili o non più pensate, parole non più dette e sentimenti non più sentiti, fantasie dimenticate per colori attualmente stinti e tante altre cose che, nel frattempo, avremo creduto estinte.