Raggiungersi

Con questa pioggia
la casa silenziosa
sonno che arriva presto
vetri che tremano
neanche una boccata di nebbia
è tutto chiaro, spazzato dal vento
mi si calma il respiro.
Il respiro.
Inspiro dal naso,
mi sale la marea nel petto
poi torna ad abbassarsi, veloce.
Riprendo intanto La musica del caso
e mi raggiungo nel letto:
sdraiato, osservo il soffitto
le mani intrecciate dietro la nuca,

il libro sul costato
e mi dico, senza voce:

ma che inverno sudato
come una primavera precoce
solo più fredda e più buia.
Ancora accesa la piccola luce.
Mi guardo e mi riconosco nelle foto

di quest’anno interminabile
lungo lungo e molto storto,
come un adolescente con la scoliosi
venuto su troppo in fretta
con un punto di domanda
come colonna vertebrale.
Ma per quello che vale
penso e mi ridico
che forse son tornato davvero
dalla galassia lontana dov’ero
dallo spazio remoto e nero
e capisco di aver ricominciato
a volermi bene
anziché volermi soltanto:
senza formule, rinconciliato
al di là delle pose,
senza complicare apposta le cose.
Là fuori intanto
a intervalli casuali,
lungo fiumi chiamati viali
sento trascinarsi pneumatici
sull’asfalto inzuppato
che biascicando mi comunicano il passaggio
di vetture con motori infaticabili,
dirette verso chissà quali mete
magari di ritorno
verso chissà quali case.