Trentanove

Sono ad oggi
uno di quegli alberi
col tronco secco le radici fuori terra
su un letto di foglie morte
cadute per sempre
trentotto rami nudi
un ramoscello solo, rivolto a Levante
ricoperto di fiori.

Una chioma minuta
una piccola sagoma
per piccoli orizzonti, sai
ma sento chiari i tepori
di una vicina cucina:
ora che ci penso
sono forse un bonsai.

13 thoughts on “Trentanove

    • A parte il fatto che stavo per scrivere lo stesso identico commento, ma… come hai fatto a leggere un commento che non avevo approvato? Ci avrai mica i poteri, eh

          • Ha la faccia assonnata. Dorma di più, il suo umore migliorerà parecchio. Sempre che la faccia sia la sua, ovviamente. Ah, guardi che se sono passata da queste bande è perché la signorina Straf ha rispolverato blog morti e sepolti. Improvvisamente, si sono rianimati dopo anni di silenzio, manco Trilli. Signorina, veda un po’ se riesce a rianimare pure Sandrino. È un sacco di tempo che non dà sue notizie, comincio a preoccuparmi.

            • È una foto di gennaio scorso. Ero molto stanco. Io, o chi per me.

              P.S.
              Certo che ti censuro. Commenti sempre, commenti tutto: troppo. Non mi interessa se credi che i tuoi interventi sono più acuti di quelli di tanti altri e non m’interessa neanche qualora ciò sia vero. D’altra parte, non siamo in democrazia.

              • Caspita, il P.S. sembra dettato dalla disperazione. Per cinque secondi mi sono sentita quasi in colpa. Ma è passata subito. Deve essere uno di quelli che si accontenta delle faccine, brrr. Mi fa rimpiangere uno che voleva i commenti “argomentati” e logorroici.

              • Semmai sono uno che si contenta del niente. Non ho mai voluto niente e niente ho mai chiesto, a te specialmente. Quattro anni di blog ammutolito ti hanno suggerito niente? Evidentemente. Ma del resto sto parlando con una che di me conosce niente, ma che tutto presume di sapere: dalle righe di un blog dismesso, peraltro. Brrr.

              • Potrei dire altrettanto: cioè che di me non conosce una mazza. L’unica cosa che mi par di capire è che non le aggrada che commenti. E perché? Perché commento TROPPO. Che significa? Quanti commenti sono consentiti al giorno, alla settimana, al mese? Metta pure un avviso sul genere di commenti che si aspetta e sul tenore che devono avere. Oppure, meglio ancora, mi dica quali blog aborre e io schiodo da qui e mi ci fiondo volentieri. Non vedo l’ora, di ritrovarmi tra i miei simili. Mi manca da decenni.

              • Se non ti conosco, come posso sapere quali sono i tuoi simili verso cui eventualmente indirizzarti? A maggior ragione cercatelo da te, quello che desideri, pigrona argentata.

                In ogni caso, io so solo che il senso della misura è un fatto soggettivo. E che il mio è diverso dal tuo.
                Inoltre non amo i cosiddetti flame. Lo sai cos’è un “flame”, Silvana? Persino questo ci assomiglia un pochino. Ecco: in qualunque blog io t’abbia visto interagire – spesso in modo martellante e per certi versi quasi ossessivo, per i MIEI gusti – i flame che nascevano in seno agli scambi erano frequentissimi. Non dico fossi sempre tu la scintilla scatenante, ma lo eri in parecchi casi. E di certo non eri mai quella che si facesse carico di versare un po’ d’acqua sul fuoco.
                E questo atteggiamento a me non piace, semplice.

Non è detto che ti risponda

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