Naufragio

Sorgente: Naufragio

…è passato un lustro da quando pubblicai questo scritto su Sydness (che all’epoca era ancora domiciliato su splinder, nda), nonché l’esatto doppio del tempo da quando lo scrissi. La prima cosa che mi vien da pensare, rileggendomi oggi, è: accidenti, quant’ero permeabile. E dire che a malapena pioviginava.

Dieci anni. Eppure, a guardarmi indietro, non mi vengono le vertigini. Il tempo, più che uno strapiombo, oggi mi sembra un pendio o una scalinata: necessariamente ti ci abitui, a vedere tuoi ieri che s’allontanano a mano a mano.

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27 thoughts on “Naufragio

    • (si chiama vecchiaia, Bac!)

      Certo, sì, per la costante incostanza. ;)
      All’epoca scribacchiavo sui forum; i blog mi apparivano seri, per certi versi chiusi e un po’ autoreferenziali… ma anche riservati a persone che avessero realmente qualcosa da dire. Eccomi qui, dopo dieci anni, a dimostrare il contrario.
      A proposito di scribacchiare e di incostanza: al più presto ripasserò su FarOvale. Ci sono parole rimaste in arretrato che ancora ti devo (o vi devo) da settembre. E lo so che non devo… però voglio.
      Per ora: grazie, tu.

          • Che sciocchezza! Un blog, il nostro almeno, nasce per condividere i pensieri, non certo per contarcela da soli. Ovviamente la maggior parte delle persone sono buone, carine e non influenzano affatto negativamente la nostra libertà di espressione. Ci sono pero talvolta alcune persone orribili che ti fanno passare ogni voglia.

        • Il blocco dello scrittore collettivo, però, ancora mi mancava.
          Relativamente ai troppi sguardi (dei quali alcuni piuttosto sgraditi, mi par di capire), invece, mi sa che sfondi una porta aperta. Non che io soffra dello stesso problema: anzi. Ricordo infatti che, nelle ultime settimane di vita di splinder, era data ai blogger la possibilità di stabilire un reindirizzamento automatico verso un diverso blog o sito, per agevolare le operazioni di trasloco e limitare le perdite di lettori. Io sono così antipatico che non solo non lo feci, ma cambiai anche la titolazione nell’url, passando dal più personale ‘sydarium’ al più anonimo ‘glideinblue’ di wordpress. E non che all’epoca avessi chissà quale schiera di lettori e lettrici, ma intendevo comunque fare un po’ di selezione e lasciare che a trovarmi fossero solo quelli realmente interessati a leggermi. Poi la storia è questa, per cui non curo il blog, non lo aggiorno costantemente di contenuti nuovi, dimentico di rispondere ai commenti e pubblicizzo molto poco questa pagina su altre piattaforme (a loro volta un po’ trascurate). Aggiungici la mia tendenza a postare pensieri che virano sul tetro, e il gioco è fatto! Per vostra fortuna non scrivo con voi, sennò vedreste la diaspora dei lettori indesiderati, la scomparsa di quelli desiderabili… e lo spaesamento dei restanti più affezionati. ;)

            • Ci stavo giusto pensando: che cos’è la tetraggine? La tendenza a trascrivere i pensieri più cupi per bisogno di catarsi, o forse l’arte di farsi in quattro?

              • Cosa, cosa cosa? Non mi dirà che ho inventato un neologismo?! È una notiziona!

                P.S. Io ci credo che lei è un rompicoglioni.

              • Egocentrica! No, “tetraggine” esiste eccome. La mia era semplicemente una battuta: anche per dimostrarle che sì, so essere tetro, ma mica sempre.
                P.S. Io lo credo bene, che lei ci creda.

          • Non escluderei la possibilità che un tipo come te possa invece giovare a blog come il nostro. Intanto hai un gravatar accattivante, poi sai scrivere correttamente e prolificamente, infine Syd Vicious e il punk rock piacciono ad un sacco di gente.

            • Intanto, grazie. Però lo vedi, che vengo meno a certi target? Il mio pseudonimo non deriva dal punk gustoso del più iconico Sid Vicious, bensì da quel principe lisergico degli sconfitti che fu Syd Barrett. Aggiungici pure che il mio gravatar sta lì proprio perché qui si fa una chiacchiera intima, come quella fra poche persone in una sala da tè. Dovesse mai aumentare la mia audience, credo che non esiterei a far sparire il mio viso dalla circolazione. Di certo non so intercettare il cosiddetto gusto medio, quello che fa aumentare la popolarità; o forse c’è che mi impegno a evitarlo, spesso. Un po’ per snobismo, un po’ per restarmene tranquillo, il più possibile fuori da radar. Ma l’ho già detto che sono un rompicoglioni patentato? :)

              • Per ora non ci sono segni che ti identificano come un rompicoglioni. Credo per altro che tu faccia molto bene a goderti una situazione di poca popolarità (ammesso che lo sia). Non conosco Syd Barrett se non per averne visto il nome su Google. Generalmente evito gente che si droga perché mi impressiono facilmente e poi non dormo bene la notte.

              • (come potrei parlarne in poche righe? chissà)
                Però non è certo per gli acidi o le droghe psicotrope, che catturò il mio interesse. Di strafattoni ce n’erano e ce ne sono a bizzeffe. Senz’altro fu per la musica. Poi per l’aura di mito, ma di più per la poesia. Quindi per la dimenticanza e il dramma umano, ben più forti della mitologia. E perché non hai mai smesso di dipingere. Ma sempre e comunque per la musica.

              • Se solo qualcuno che conosco si decidesse a rifarsi vivo e a restituirmi la sua biografia! Regola numero uno, mai prestare i libri. Nemmeno nell’era di internet, dove le informazioni sono così tante, frammentarie e distorte dalle opinioni per cui i testi cartacei tornano ad essere il modo migliore per apprendere una storia, senza fare confusione.

              • Anch’io mi sono fatta una cultura, oggi. Sulle tombe. Un argomento che di solito interessa più gli altri che te. A meno che non ci si chiami Cheope, per dire.

              • Non intendevo un interesse letterario, ovviamente, ma pratico. Siamo perfettamente in tema con la tetraggine del blog e l’umor nero del tenutario, direi. Manca solo Morticia. Sarà mica lei?

  1. Mah, ho sbirciato qua e là nel suo blog, notando incongruenze palesi. La prima: qui sopra leggo “Speak to me”. .???!!! Le faccio notare che, anche volendo, io non posso parlarle e lei non può ascoltare. Può solo limitarsi a leggere, quando ne avrà tempo e voglia. Seconda incongruenza: la dicitura “scambi recenti”. Me li chiama scambi, questi? I miei parametri di valutazione in materia di scambio sono differenti dai suoi. Poi, convinta da sempre che il passato serva ad illuminare il presente, mi sono andata a guardare i post iniziali. Il suo blog sembra una macroscopica autocitazione di scritti antecedenti: vecchie sensazioni o resoconti di momenti, manco a dirlo negativi, riproposti a distanza di anni. A che pro? Sicuramente per sentirsene distanti e compiacersi del fatto di averli superati. A quel punto, i commentatori si ritrovano a commentare fatti passati e superati a distanza di dieci e passa anni. Me li chiama scambi “recenti”? La roba più deludente, come al solito, i commenti. Pose, tante. Sostanza, poca. La solita coi capelli al vento che distribuisce banalità trite e ritrite, manca quella che passeggia di spalle sulla spiaggia, rigorosamente in vista almeno una delle piante dei piedi. Perché un essere sensibile cammina scalzo, ovviamente, ed è tanto timido, non mostrerebbe mai la faccia all’obbiettivo, facendosi cogliere in un momento di palese abbandono alle sensazioni. Ma poco male, meglio avere dieci commentatori così che nessun commentatore, ovviamente. Veniamo ai post. Io non riesco a credere che una persona adulta sia incline a crogiolarsi in questo modo nel vittimismo più profondo. Ma lei manda mai qualcuno a fanculo? No, perché è un buon metodo per sbarazzarsi del vittimismo, posto che non sia una deviazione a scopo letterario. Vorrei capire a cosa servono queste geremiadi bituminose. Men che meno capisco a cosa serva rivisitarle a distanza di anni. La fanno sentire molto sensibile?

    In attesa di scambi futuri, che io definisco insensibilmente “risposte ai miei commenti”, la saluto, augurandole uno stato d’animo decisamente migliore di quello che si evince leggendo i suoi post.

    • Adesso si è accorta di com’è impostato questo blog? Mi domando su cosa si fosse concentrata, in tutto questo tempo in cui, a suo dire, sarebbe passata e ripassata di qua anche durante i miei periodi di latitanza.
      “Speak to me”, come tante altre voci e titoli presenti qui, è una citazione musicale. Comunque, ‘io non riesco a credere che una persona adulta sia incline’ a non farsi bastare un punto interrogativo, per esprimere un dubbio. :-)
      Gli “scambi recenti”, fino a poco tempo fa, erano intitolati come “l’ultima parola”. Ognuno ha i suoi parametri. Un cibo che a me risulta salato, forse secondo i suoi parametri sarebbe insipido; ma io a casa mia mangio come mi pare. E arredo la cucina come mi pare. È normale che qualcuno non gradisca, ma nel caso, nessuno lo obbliga a tornare.
      Ovviamente non ho solo questo blog. Questo è fatto così, ha un suo taglio ben preciso, che le piaccia o no. Le è capitato quello più triste e con i post già vecchi, pensi che sfiga. In ogni caso, purtroppo e fortuna, ho altre dimensioni oltre a quella che esprimo in forma scritta. Dunque lei, qualora non le fosse chiaro, non mi conosce. Né tantomeno mi conosceva quando sosteneva che io fossi “perfetto così come sono”, ironici o meno che fossero i suoi intenti. Grazie comunque per la seduta psicanalitica, anche se non richiesta. E la ringrazio anche a nome degli altri lettori, vecchi e nuovi. Comunque sia, non ricordo nessuno che avesse avatar simili a quelli da lei fantasticati. Più facile ci passino commentatori senza avatar (senza volto, senza piedi nudi, senza spiaggia), da queste parti.

      • Si aggiorni. Sciogli le trecce e i capelli ha commentato proprio in questo post. Non sono io, quindi dovrebbe metterci un secondo ad “intuire” a chi mi riferisco. Ma bene! Vedo che per distoglierla dai suoi tristi pensieri basta punzecchiarla un po’ e si sveglia improvvisamente. Che sia circondato da gente poco incline a farlo? No, più probabile che viva da solo. Non c’è nessuno che la sveglia. Se vuole, provvedo io.

        Nelle mie precedenti puntate da queste parti non avevo approfondito granché. Se non ricordo male, sono capitata qui dal blog della signorina plenamar e ho trovato interessanti i vostri dialoghi. Avendo appreso che qui compare la sua parte più cupa, sarei curiosa di scoprire quella divertente, posto che ne esista una. Sto arrivando!, potrei farle una diagnosi più precisa. È ironia. Come infatti ha sottolineato, non la conosco. Però ormai dovrebbe sapere bene quanto me che è facile tracciare profili sommari degli interlocutori virtuali, anche grazie alle lasciate. Per quanto mi riguarda, ha a che fare con un temibile e molestissimo troll, che diavolo pretende, che sia amabile ed affidabile?!

        La citazione musicale è tratta da Here comes the rain?

        • Non le piacciono certi frequentatori del mio blog e le iconcine che li rappresentano? Non è un mio problema. Va da sé che me non dispiacciano. E peraltro sa benissimo che, quando non la seguo, non è perché sono tonto o poco aggiornato: più semplicemente, non ho alcuna voglia di seguirla.
          A proposito. Io di solito mi ritrovo a dover scegliere: se ridicolizzarli o se ignorarli, i molesti. Idem con i troll, ammesso che i due termini non siano già sinonimi. In ogni caso, visto che lei stessa si definisce tale, da oggi in poi mi sentirò a maggior ragione legittimato a riservarle lo stesso trattamento, alla bisogna.
          “Speak to me” è la prima traccia di The Dark Side of the Moon. Un pezzo in cui è registrato essenzialmente del rumore organizzato. Risate ed urla comprese.

          • Quanta foga! Certo che non è un suo problema, il fatto che non mi piacciano i suoi commentatori. A dire il vero non è manco mio, altrimenti non sarei qui, come giustamente mi fa notare. Ha presente quando si entra in un locale e ci si guarda attorno? La mia constatazione non è dissimile da quanto accade entrando in un locale e guardando l’arredamento e le facce degli avventori. Possibile che la cosa le dia tanto fastidio, visto che reagisce in questo modo tanto piccato? Forse si è spaventato. Non sono affatto un troll, mai stato. Con le dicerie altrui c’entro poco, da sempre, si tranquillizzi.

            La canzone a cui mi riferivo io dice Talk to me, non Speak to me, per la cronaca.

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