Should(n’t) be

Quando qualcosa che non ci fa bene
o che non ci piace neanche un poco
ci disturba a punto che, se potessimo,
lo proibiremmo.
Al che diciamo: dovrebbe essere illegale.
E così
dovrebbero essere illegali tutti i singoli chilometri di distanza,
tutta l’educazione o la paura o la mancanza
compresa l’assenza di sincerità verso noi stessi;
storture varie che corrompono i pensieri, li filtrano,
oppure gelano la voce, nella gola
ossia, ci fanno dire il contrario di ciò che avremmo voluto dire
ovvero, non ci fanno dire niente.
Illegale tutto questo parlare e raramente dire,
tutto questo desiderare senza poi volere veramente,
tutto questo camminare senza mai arrivare,
o ancora arrivarci e poi scoprire di desiderare
soltanto il cammino in sé e per sé.
Dovrebbe essere illegale la confusione,
dovrebbe esserlo il desiderio stesso,
che ci fa collidere e poi allontanare,
che ci fa stancare e perdere tempo.
Sperare dovrebbe essere illegale.
Illegale volere oggi, e domani chissà.
Illegale domani chissà, e dopodomani no.
Illegale dopodomani no, tra una settimana di nuovo sì
e tra un mese un anno sei anni, chissà.
Avere intenzioni solide che poggiano su sentimenti gassosi.
Promettere dovrebbe essere illegale.
Amare dovrebbe essere illegale.
Anzi
tutto questo dovrebbe essere perfettamente legale,
come già è, che la legalità, a pensarci,
tanto giusta non lo è mica.
Babele di regole e burocrazia
rete fitta di lacci e lacciuoli
di cavilli e cavi
da cui magari ti cavi fuori
ma è meglio se li governi,
che sennò finiscono per legarti
per stringerti caviglie e polsi,
comprimerti il petto.
Ma anche considerata la mancanza di senso,
più che dichiarare fuorilegge ogni avversità
forse tutto dovrebbe essere solo semplificato
e semplicemente, delegittimato
sminuito, smitizzato
sbertucciato, ridotto a contorno
preso in molti modi fuorché sul serio.
Mancarsi e non cercarsi,
volersi e non aversi,
aversi e non volersi,
cercarsi e poi mancarsi:
mica la legge dovrebbe tutelarlo, tutto questo.
Ché la legge non tutela, così come
non ci tuteliamo noi.
No, non dovrebbe essere illegale:
semplicemente, non dovrebbe essere.

 

(un annetto fa)

È più difficile essere facili

«Da un lato comprendere nel modo giusto le cose, interpretandole adeguatamente per trasferirle in un diverso linguaggio: dall’altro essere non solo chiari ma anche non noiosi, pur mantenendo integro il messaggio (anzi, non aver paura di esser divertenti: l’umorismo è uno dei compagni di strada dell’intelligenza). Per queste ragioni, paradossalmente, si può dire che è più difficileessere facili. Tutti, infatti, sono capaci di parlare o di scrivere in modo oscuro e noioso: la chiarezza e la semplicità, invece, sono scomode. Non solo perché richiedono più sforzo e più talento, ma perché quando si è costretti a essere chiari non si può barare. Sappiamo tutti, per esperienza, che le parole possono spesso servire da cortina fumogena per nascondere i pensieri. O per nascondere la propria ignoranza su certi argomenti. Rimanendo nel vago e nell’ambiguo, si riescono più facilmente a mascherare i buchi. Invece, quando si è obbligati a esser semplici, bisogna dimostrare di aver capito davvero. Anzi, di essere arrivati al nocciolo della questione e di averne individuato i meccanismi.»

– Piero Angela

 

[appunti per un’ideale lettera aperta ai giovani blogger. ed anche a quelli meno giovani. ed anche a chi non cura un blog, o a chiunque si esprima senza però scrivere. insomma: appunti, per tutti.]

Caldo, molle, fondo

In principio tu evitavi di dirmelo
ma che mi amassi io già lo sapevo
lo capivo quando stavo dentro di te e sentivo
che ti scottava.
Un calore così scioglie ogni cosa
come il metallo più duro che si fa molle
quando cade
dentro la lava.
Scottami, amore mio
che forse, dopo anni
mi sciolgo anch’io.

.

Il mio caldo e denso
il tuo più fluido
e ancor più caldo.
Venirti dentro
è come poggiare un cucchiaio pieno di miele
sul fondo di una tazza colma di latte, bollente.
Ogni cosa diventa più molle
i nostri muscoli e la nostra mente
infine ogni cosa si scioglie
come l’orgasmo che ci fonde
e che ci fa dire cose insensate, d’istinto
nel momento in cui smettiamo d’essere
eterogenei e distinti

.

L’ho capito oggi pomeriggio
che non ti voglio più.
Mi fa così incazzare riscoprire
che tutto debba, inevitabilmente, finire
e non accetto che finisca sempre in me, per primo
e di rabbia adesso ti afferro per le spalle, e ti giro
così che non debba guardarti negli occhi mentre,
a te parallelo, entrerò profondo come non ho fatto mai
tanto che insieme fonderemo e sprofonderemo
in questo materasso, che da domani più non riscalderò
e prima di andarmene ti giuro e ti nego
che scoperemo forte fino a sfondarne le molle
e il ricordo di quando ci scottavamo

.

(da qualche parte nel 2010)

Naufragio

Sorgente: Naufragio

…è passato un lustro da quando pubblicai questo scritto su Sydness (che all’epoca era ancora domiciliato su splinder, nda), nonché l’esatto doppio del tempo da quando lo scrissi. La prima cosa che mi vien da pensare, rileggendomi oggi, è: accidenti, quant’ero permeabile. E dire che a malapena pioviginava.

Dieci anni. Eppure, a guardarmi indietro, non mi vengono le vertigini. Il tempo, più che uno strapiombo, oggi mi sembra un pendio o una scalinata: necessariamente ti ci abitui, a vedere tuoi ieri che s’allontanano a mano a mano.