Nord

Questa canzone è splendida
luminosa anche se tutta coperta di nuvole
piena di Nord e di autunno.
Solo certa musica ci riesce
a farmi venire voglia di cose che non amo
che non vorrei amare, che forse non dovrei
– ma è così, l’amore, che mica lo decidi –
come la nebbia e il cielo grigio e cupo
come la pioggerella delle otto del mattino
o le aurore ottobrine di un’ora prima
come la pioggia forte delle due di notte
o la mezza luna opaca di un’ora dopo
come l’autunno stesso
il suo sole malaticcio
e la sua quieta fiacchezza
così forte e sonnolenta, tra mezzogiorno e l’una
come i pranzi nei ristoranti
quei ristoranti degli anni settanta o ottanta
all’epoca eleganti, oggi caduti in disgrazia
con le tovaglie color salmone e le posate ossidate
e le tende pesanti e i menu plastificati con la copertina di cuoio
e i prezzi strani e i primi con la panna e pochi contorni
e i finestroni opachi con vista sul Monte Rosa
o sulle Tre Cime di Lavaredo, o sul Resegone
e il caffè raramente cattivo
il caffè è così buono e desiderabile,
cazzo, persino qua
nelle città sabaude e fredde e borghesi ai pie’ dei monti
o nei paesi annoiati attorno al Lago di Varese
o in quelli sperduti fin su nella Brianza lecchese
o ubriachi nella campagna vicentina o udinese
o dormienti fra il Piacentino il Lodigiano e il Pavese
annoiati sperduti ubriachi dormienti
come le risaie secche e fangose, fuori stagione, silenti
come i campi di mais col granturco lasciato lì a marcire
come i saliscendi erbosi e sdrucciolevoli delle Prealpi
come questa pianura tutta, rugginosa e ossidante
come il Settentrione di ‘sto paese disgraziato
ma basta un Conte armato di genio e piano e kazoo
riescono persino a farmi venire voglia
di restare, di non scappare più
e non per forza di sedermi
se non a un ristorante,
affacciato sulla strada statale
ristorandomi e riposando, prima di ripartire
e se la sanità mi accompagna, rimettermi a cercare
ma è autunno, le strade scivolano
e c’è molto da trovare anche se è vicino
molto bistrattato o nascosto
non segnato sulle mappe
ma da scoprire, seguendo il caso
senza attraversare troppo confini
arrivando lontani, ma vicinissimi
qui nei pressi
da soli
o non da soli
e i cipressi
sono sempre lunghi e verdi, verticali
sulle colline, fuori dai campisanti, lungo i viali
il mio pensiero sulle loro cime
lassù
ché possediamo qualcosa
che può correre per centinaia di chilometri
ad una velocità pazzesca, senza che si stanchi
è lo sguardo
corre, fino ai ghiacciai, i nevai
sempre alti, rosa e azzurri e bianchi
laggiù
anni luce dal viavai

(2014)

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19 thoughts on “Nord

    • Adesso me la sto immaginando appostata come un vietcong, mimetizzata tra le frasche, nell’ombra. Sempre pronta a colpire, anche dopo attese di mesi, su sentieri ormai semideserti. La sua dedizione è rimarchevole, Silvana.

    • In ogni caso, anche se probabilmente non dovrei prestarle tutta quest’attenzione (riceverne è il motivo principale che la spinge a tornare su queste pagine, del resto), voglio far finta di cadere nel tranello e risponderle nel merito.
      Che senso ha? Lo stesso che ha fare le pulci ai blog altrui sebbene non se ne gestisca uno proprio, suppongo. Ovvero: nessuno in particolare. Se non quello di agire in base al proprio sentire, al proprio tempo, alla propria voglia, o anche in base al caso. Senza sentirsi obbligati ad essere efficienti, costanti, penetranti, appetibili, vendibili, accomodanti, utili, affidabili, rassicuranti. Questo blog non è un prodotto e aggiornarlo non è un lavoro, – e grazie al cielo! – né io mi sento in dovere di dar conto a chicchessia dei miei tempi o delle mie qualità (al limite, dei miei modi). E laddove la mia libertà non sconfina in quella altrui, allora posso dormire sereno. Insomma, su, siamo all’ABC.

      • Tranello?! Io non faccio tranelli, se non linguistici. Se è abituato a frequentare gente che la inganna e le fa tranelli se la prenda con se stesso. Nessuno, men che meno me, le chiede di essere o comportarsi diversamente da come glie ne va. A differenza sua. Quindi può risparmiarsi la gentile concessione di fingere di cadere nei miei supposti ed inesistenti tranelli. Spiacente di smentirla, non bazzico qui perché mi risponde. Nei mesi passati sono capitata più volte, anche se non c’erano novità o risposte ai commenti.

  1. Bella metafora. Ma non la chiamerei dedizione. La dedizione è positiva.

    P.S. L’autocommiserazione ce l’ha proprio nel sangue, eh?

  2. Comunque, visto che per lei è una garanzia la faccenda degli indirizzi e-mail riconosciuti, la prossima volta che vengo qui farò ciao ciao con la manina all’impostazione automatica, così si tranquillizza.

    • Guardi che io ero già tranquillo. Semmai è lei che si è agitata al punto da andare a rispondermi su altri blog, denunciando censure. Ripeto, io le ho solo spiegato come funziona.

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