Rese, grazie

viviamo immersi nel liquido assordante di un’immensa illusione. non c’è scampo alle bugie di chi comanda questo pianeta; non c’è possibilità di riscattarsi davanti all’onnipotenza delle oligarchie. possiamo solo cercare di essere liberi a modo nostro: nel pensiero, come l’uccello Leonard Cohen sul filo della sua canzone; nella partecipazione, come Vittorio Arrigoni nella sua dimensione chiamata Gaza. oppure nasconderci e dimenticare. cos’è il vero amore che lega gli umani a due a due? è complicità e fusione reciproca, tanto per cominciare. ma è anche un rifugio comune. è un patto per scivolare insieme nell’oblio, come una piccola barca che si allontana silenziosa e solitaria dalla riva degli uomini e dei segreti troppo grandi da combattere, troppo orribili da meditare, spaventosi da ricordare. avere coraggio, o un dono, o una zattera che stia a galla; di queste cose abbiamo bisogno, se vogliamo portare a termine quest’esistenza in modo perlomeno decente.  ma vai a trovarle.
e se son difficili le cose, figuriamoci le persone. trovala, se ci riesci, una persona alla quale dire: Io ora mi arrendo a te. Così poi ci arrendiamo insieme.

 

 

 

(2011)

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14 thoughts on “Rese, grazie

      • Il “troll” più maldestro del pianeta. Le dico perché non è una cavolata. Ci si può arrendere a qualcuno che si reputa più forte, dando per scontato che si è più deboli. Con gli umani, proprio, non mi riesce. Arrendersi a qualcuno ha a che fare con il riconoscere il proprio senso di inferiorità. Del cancro, invece, non posso non riconoscere l’indiscussa superiorità. Per sconfiggerlo e annientarlo, ci si può solo arrendere. O chiedere aiuto ad altri. E non è detto che serva. Se ho bisogno di qualcuno, vuol dire che sono debole. Se devo morire per sconfiggere il mio nemico, sono debole. Se vuole, sono cavolate. Per me, no.

        • Secondo me esistono diversi tipi di resa. Arrendersi riconoscendo la propria debolezza, come davanti a una malattia incurabile e inarrestabile; e arrendersi riconoscendo il proprio bisogno dell’altro nel nostro essere incompleti. Ma io parlo così perché nel mio immaginario piccolo e intimo, assolutamente personale, mi immagino che ci sia qualcuno là fuori che possa completare le mie mancanze e rendermi non perfetta, ma più intera. Migliore. Se vuole sono cavolate, per me, no. :-)

        • La resa è successiva a un atto di resistenza. A chi, a cosa si resiste? Tendenzialmente, a quasi tutto ciò che ha un nome. Che accidenti di ragionamento è, che ci si arrende solo a chi è palesemente più forte? Allora un adulto non dovrebbe mai arrendersi a una richiesta, un desiderio magari modesto e pulito, di un bimbo piccolo? Al cancro non c’è bisogno di arrendersi: se decide di vincere lui lo fa e basta, senza aspettare che tu ti arrenda. Ci si arrende a chi è debole come o più di noi, io penso. Ciò che non può dominarci, ha bisogno della nostra resa per poter arrivare a sfiorarci.

          • Ah, ma allora lei parla della resa inconsapevole, non ragionata. Quella che ti frega a tua insaputa, insomma. Mentre si è distratti. Come col borseggiatore, che ti frega il portafoglio. Ma tu mica glielo volevi dare, è lui che se l’è ciulato …

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