L’orso

A volte.
A volte ho l’impressione
che tu sia brava a inventare giochi nuovi
a far volare le cose più in alto
per sentire più rumore quando le lasci cadere
a trasformare una carezza in un coltello
a tirar fuori l’anima da un cilindro
per farla poi sparire, come un prestigiatore
a disegnare cerchi perfetti e concentrici in una radura
solo per prendere meglio la mira
e scoccare la freccia
per trafiggere l’orso.

A volte
a volte ho la paura che tu, come altri, vogliate ferirmi
per gioco o per cattiveria o per noia
non so
quello che non ho ancora capito
e che mi spaventa di più
è che io magari mi ci lascio anche, ferire.
Vedo l’assassino sorridente che mi viene incontro salutandomi
scopro il fianco
e lui mi abbraccia, mi cinge
mi stringe più forte
quindi mi lega
poi mi massacra
ma non ho voglia di opporre resistenza
come un incubo da cui non riesci a svegliarti
se non un attimo prima di
morire.

Tu che dici
saranno il cibo, il bere o lo smog
a farmi così male?
A farmi paura.
È la paura, a farmi pensare
così male.
O magari è solo colpa
del telegiornale.

 

(gennaio 2008)

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14 thoughts on “L’orso

  1. Che diamine, potevo scriverla io, se non fosse per l’elemento “paura”. Brutta cosa, la diffidenza determinata dalla paura, inibisce molto. Nel mio caso è delusione scontata, assenza di meraviglia, disillusione diventate certezza. Non vedo assassini, vedo solo cretini. Da sempre, ovunque, e ora anche nella virtualità.Temo sia molto peggio della paura. Almeno quella non è logica, è solo emotiva.

    P.S. Ma non era lei il minaccioso serial killer? È passato dall’altra parte della barricata, vedo. Su, su, la gente non è cattiva, è solo molto stupida e superficiale. Non sa nemmeno di averla ferita, probabilmente. Ci vuole intelligenza, per capirlo, e quella scarseggia. Altrimenti non avrebbero mandato avanti Renzi.

    • Be’, è un pensiero vecchio di sei anni. In linea di principio, oggi credo di essere ulteriormente più simile a lei; certezze incrollabili escluse. Resta però da capire quale sia il vizio più malsano: la speranza che è più ostinata d’una fenice, oppure il cinismo che brucia la terra nel raggio di molte miglia? Non è mica così scontato, come dilemma da porsi rimirando la cenere.

      • Speranza?! Di quale speranza parla? La speranza è per gli ottimisti e per i credenti, per quanto ne so. Il cinismo, invece, lo vedo. Solo che io lo chiamo realismo, non cinismo. Sa, sono pessimista.

          • Io credo nel brodo coi tortellini, nella cioccolata fondente, nella panna, nel gelato, nelle salsicce, nelle costarelle, nel Profietroles, ecc. Come vede credo in un sacco di cose!

            • Grazie al cavolo! Troppo facile credere in cose che non possono muoversi, pensare e men che meno tradire. Le persone, signora, le persone! Nel senso, fa quasi sempre bene a non crederci. Ma ripeto, quasi sempre. E comunque, lei non crede nemmeno al caso.

              “Nulla è reale tranne il caso”

        • Ah: la sabbia di certi deserti si vede, e si tocca. E talmente reale che ci affondi dentro coi piedi. Ma senza la speranza d’una pioggia, è solo terra morta e mortifera. Poi si può anche scegliere di non darsi più acqua e inaridirsi, pur di evitare la delusione di un raccolto andato male; ma diventare un deserto, Cui prodest?

  2. Anzi, diciamocelo sinceramente: negli anni, è come se mi fossi trasformato nell’oggetto della mia stessa paura. Nel rileggerlo, ho avuto un attimo di serio smarrimento (“ma a chi mi stavo rivolgendo, a me stesso?”). Con un’importante differenza: all’epoca, ero io a farmela sotto, ma senza fondate ragioni. Oggi, invece, farei bene a mettermi all’occhiello un cartellino indicante “Non fatevi ingannare dai modi – Pericolo istinti omicidi”, o qualcosa di simile.

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