Loser

Come tanti: ho bisogno di fuggire
Ho bisogno di andare per ritrovarmi sotto ad un albero accogliente,
dentro ad una città mai vista,
davanti a un orizzonte differente
sopra un oceano lontano.
Ne ho bisogno per respirare aria nuova di zecca,
perché senza stupore si può morire
perché questa routine è un’eco di azioni
ed in essa il mio briciolo d’umanità si sbriciola,
giorno dopo giorno.
Ho bisogno di ricominciare ad osservare con occhi veri
e non più a posare lo sguardo, assorto e distratto,
su luoghi e persone che non vedo da tempo immemore
perché conosco tutto a memoria
con le palpebre chiuse vedrei la stessa cosa: i miei pensieri che si rigenerano
infiniti
poi potrei anche non andare a sbattere
perché ho già ampiamente misurato il mio mondo
e quando anche l’ultimo gradino e l’ultima porta sono stati calcolati,
ecco che tutto diventa prevedibile
e la geometria ci nega la sorpresa della natura imperfetta
anche la più bella delle cose è così triste su un foglio di carta millimetrata
quindi niente più passi da ponderare o angoli dietro cui sbirciare
quand’è così
ogni cosa cessa di essere particolare, sfaccettata
niente è così grande come avevamo immaginato, sperato, creduto
è piccolo, e lo sappiamo
dati alla mano
ed ecco che ci sta stretto.
Scrivo sempre le stesse cose
perché mi rifaccio sempre alle stesse immagini
che sono ormai fredde e sbiadite fotografie mentali
ma non ho più la fantasia di un tempo per reinventarle
quindi ho un’urgente necessità di ricominciare a vedere
perché continuo a parlare con così poco da raccontare
perché non so più descrivere
o forse non ne sono mai stato veramente capace
però va bene
vada per il misero scrittore
ma non posso farmi inghiottire da questa catena di montaggio
non sono fatto per essere un ingranaggio
né voglio morire così
continuando a respirare
continuando a fare niente
due tacche in meno del pensare
due occhi sani ma non vedente

Svégliati, Dormiente.

 

(sette cazzo di anni fa)

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