Se noi non fossimo noi

Incontro un uomo con l’andatura insicura, lo sguardo spaesato; guarda il cielo, poi fissa il terreno. Strano nell’aspetto.
Lo studio mentre si avvicina.
La mano destra. Sudicia. Qualcosa di liquido. Grondante di… sangue?
Oddio. Sì, sembra proprio sangue.
Sospetto.
Quell’uomo è forse così stralunato perché ha commesso qualcosa di atroce?
Fifa.
Cambio velocemente strada, allungo il passo il più possibile; ma non troppo, non deve sembrare una fuga.

Raggiunta finalmente casa, chiudo la porta a doppia mandata.
Affanno.
Cerco conforto nella dispensa.
Trovato. Mi preparo un panino al formaggio.
Masticando il primo boccone vado a ricontrollare la porta. Ok.
Mi dirigo nuovamente verso il lavandino della cucina.
Fisso l’acciaio. Su di esso vedo proiettata la sagoma di quell’uomo.
L’allucinazione, seppur lenta e sfocata, mi crea un brivido.
Una briciola, cadendo, manda in frantumi l’immagine mentale e mi riporta alla realtà.

La cucina esiste, è l’odierno teatro dell’immaginazione. Anche la mano insanguinata esiste: è la mia. Maledette pellicine.

Ora: questo panino sarà pure sospetto, ma il punto è un altro.
Non voglio necessariamente estrapolare una saggia morale da questa storia: non ne ho né la voglia, né la presunzione. Mi preme però dire che il mondo è pieno di imprevedibilità, di cose non subito comprensibili, di persone e fatti bizzarri.
A volte la spiegazione ad esse può essere tanto banale da sembrare inventata.

Pensando a tutto questo, mi rendo conto di non essere in grado di formulare verità o di saper ragionare in modo scientifico.
Il mondo è assai più complesso, o forse è molto più semplice e calcolabile, ed anche ciò che a noi appare unico e magico lo si può in realtà formulare e riprodurre.
Già.
Eppure torno con la mente alle mie unghie sanguinanti e a quanto possa creare diffidenza o sconcerto una cosa tanto stupida. Quanto male può farci la quotidiana rinuncia all’irrazionalità?

Ogni lume che rischiara la vista è anche un lume con cui ci possiamo scottare,
se ad esso ci avviciniamo troppo. Così il lume della ragione, che siccome tale nella notte va spento, perché cadendo può creare un incendio.
Ed è così che la notte diventa il tempo dei pensieri sballati e senza scopo.
Una logica buffa e avvolta dalla nebbia, propria dei sogni, sembra impadronirsi anche di coloro che si ostinano a restar svegli in cerca sonno, di una spiegazione, di loro stessi.
Quanto tempo sprecato.

(14 ottobre 2006)
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