Rincasare, un lustro dopo

la lunga notte del viaggiatore di ritorno.
le case si srotolano sulla pianura: luci si allargano come maglie di lana dalla trama sempre più sfaldata. la nicchia morbida d’un cappuccio, issata sulle orecchie, col suo arco che copre appena le tempie, guanciale di chi riposa seduto e mescolato dai salti d’asfalto delle molle. lo spiazzo deserto della fermata e la scossa della frenata scorbutica, ma senza stridii di ferro che squarcino il silenzio. la nebbia sospesa a mezz’aria, sfiora il manto del viale di porfido come se ne fosse il respiro. le strade che risalgono dalla stazione, tra lampioni bruciati e cani sempre svegli ma lontani. le foglie lucide, già tinte d’autunno, che di notte si coloran di semafori. il lupo che cammina col naso nascosto e osserva e pensa, pensa come se scrivesse, ché le parole nascono da sole e già stampate; basta un libro giusto, testo che suggerisca un ritmo ed evochi dizionari conosciuti e poi dimenticati, ma non così bello da suscitare una voglia carnale e malsana di copiare, o di smetterla del tutto. i passi batton come tasti, la distanza è quasi colma.un rivolo di latte gelato e altre scodelle con la pappa grigia dei gatti, nel cortile. le gambe che mitragliano sulla scala ansimante, spari d’adrenalina che uccidono la lunga notte del lupo viaggiatore e ciò che resta del suo dormire.

(un anno fa)

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3 thoughts on “Rincasare, un lustro dopo

  1. Un quadro bellissimo. Dalle pennellate morbide, intrise però di colori vividi, rocciosi come muri di fortezze, che quasi violentano la tela.
    Oa però mi domando se le date che metti a fondo pagina siano riferite al momento in cui hai scritto queste parole, o al momento che tornandoti alla mente ti ha fatto oggi scrivere queste parole. In entrambi i casi mi viene da chiederti: perché cammini come i gamberi guardando all'indietro, con questo nostalgico occhio sempre rivolto al passato?
    Non è una domanda-critica, solo una semplice curiosità infantile.

  2. Lilith, grazie.  

    per rispondere alla tua bambinesca (e per questo più sincera e gradita) curiosità :-), mi lascerò aiutare da un vecchio commento – opportunamente rivisto ed editato – che già scrissi su questo stesso blog: 


    C’è una cosa che non ho ancora fatto: creare una descrizione vera e propria per il blog. Pigrizia o mancanza di tempo? Forse entrambe. Ma è pur vero che non mi piace essere didascalico, anche se ogni tanto cado nell'errore. E allora preferisco lasciare che certe cose abbiano dei lati in ombra, creando dei chiariscuri che suggeriscano la terza dimensione. Parole non pronunciate, forse bisbigliate, come quella minuscola frase che accarezza la base del titolo: "una cesta di panni smessi".
    […]

    Questo non è nient’altro che un archivio di pensieri già scritti e già vissuti. Il peso di certi sentimenti, spingendo le miei dita sui tasti, è caduto in fondo a quelle stesse parole che lo hanno di volta in volta raccontato. Non ci sono ferite che si riaprono, e nemmeno cicatrici dolorose da accarezzare ogni dodici (o relativi multipli) mesi. 
    Avrei anche potuto riproporre ciò che ho scritto in modo del tutto casuale; ma per quanto sia bello riguardare le pesche mature in gennaio o i cristalli di neve in luglio, finirei per non capirci più nulla..
    C’è ancora moltissimo da cercare, sistemare e postare. Ho addirittura dei vecchi post che già contengono delle possibili descrizioni del mio futuro blog.
     

    per ricordarmi di quando avevo avevo un'anima, ho aggiunto stanotte,
     

    certo, è una provocazione, che un'anima ce l'ho ancora. ma cambia ogni anno, ogni mese, a volte ogni giorno. e allora, ogni tanto riguardo l'anima di ieri. e considerato che ogni blogger che si rispetti è un po' puttana, allora la metto in mostra per darne un po' a chiunque passi… sperando, ovviamente, nel numero maggiore di passanti.

     

    di certo è una macchina del tempo. ma più che altro, con questo blog io faccio soprattutto opera di archeologo di me stesso: salvo il passato. scavo, recupero e infine restauro. quindi, lo espongo. cose scritte in tempi e luoghi sparsi, spesso mai realmente valorizzate, magari perdute in qualche forum su cui più non scrivo o su altre pagine che nemmeno più esistono.

    il senso principale di tutto ciò è proprio quello del museo. un po' per mia vanità, un po' perché non butto mai via niente, e un po' perché anch'io mi lascio scaldare volentieri dalla compagnia dei visitatori. specie di quelli più attenti, volenterosi di capire e farsi capire. entrate, parlate, talvolta lasciate qualcosa da esporre. e grazie a questo scambio, anche le mummie riprendono vita. le parole di ieri diventano di oggi… e ritrovano il loro senso, o si arricchiscono di significati completamente nuovi. vecchie semine, nuovi germogli. e voi, giardinieri vivi e curiosi, annaffiate terra che pareva secca e impollinate fiori che parevano morti. e tutto sboccia, ancora.

     

    esposizione museale, giardino botanico o cassonetto differenziato dei pensieri che sia questo mio spazio… sono contento di averlo creato. ogni commento che voi lasciate, ogni scambio di idee che suscitate, rende tutto questo un po’ meno vano. Grazie.
     

  3. Grazie a te per aver saziato la mia curiosità.
    È una spiegazione bellissima, poetica quasi più di tutta la poesia che sgorga da queste pagine virtuali. Una pioggia di glitter su un antico libro polveroso dimenticato in soffitta, apparentemente semplice ciarpame della nonna attaccata alle vecchie cose e in realtà medievale grimorio che custodisce incantesimi.
    Annaffierò con piacere le piantine di questo piccolo grande spazio del tuo cuore.
    Noi blogger un po' puttane eheh, ho cercato di spiegare tante volte perché tengo un blog a chi non ce l'ha, ma m'è sempre sfuggita questa metafora, calza a puntino! XD

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