Riascoltarsi

Ogni tanto mi rileggo, ma non sempre mi capisco.
Questo sembra essere direttamente proporzionale alla “invernalità” di ciò che ho scritto. Voglio dire che un messaggio congelato in una notte di gennaio mi suona molto più distante e criptico di pensiero sbocciato in aprile.
 
Ho pensato a una mente fatta a fisarmonica, o a cornamusa: la si può comprimere
o dilatare, e la stessa nota può vibrare nell’aria in modo differente.
 
Così le stagioni suonano la mia testa.
Ritrovo nella brina un’articolata melodia: una voce strozzata che si condensa nell’atmosfera gelida, difficile da ascoltare e da ricomporre, ma non completamente aliena.
Questi mesi cosa mi lasciano?
Forse un solo accordo, non stonato ma troppo prolungato, monotono.
Un suono sordo che si espande nell’afa e nella memoria di questa distratta,
stanca estate.
 
 
 

 
 

(9 settembre 2006)

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