Petit monde laid

http://www.youtube.com/watch?v=atejQh9cXWI&feature=related

Sì, la bellezza.

Ma
ha sempre una vita così
breve
investita sotto ad un treno di lancette
illusa dall’amore che non è amore
morta ammazzata in un film porno
accecata dai flash e dai riflettori
perde l’equilibrio e vola giù

sfracellandosi al suolo.
A volte sopravvive all’ingenuità
per farsi poi massacrare dal denaro
o da quella vanità
che la svuota della sua essenza
come le milioni d’anime stomachevoli
che abitano in certi corpi d’angelo
compiaciute e stupide in sorrisi di cera
contenitori seducenti
come note di pianoforte

come funamboli sopra a un filo
che danzano
con la morte.
Ma quei sorrisi non sono musica
e anche gli angeli che non sono angeli

pure precipitano
prima o poi:
un cerchio d’asfalto si espande a macchia d’olio

spostando file concentriche di passanti
poi il tonfo sordo
un’insensata eco muta

un abbaglio di tenebra.
La dimenticanza sciacqua via il sangue
e con esso, quel che resta del senso
divorato dall’abitudine e dalla paura
un pezzetto in meno ogni giorno
fino a che
questa esistenza ci apparirà
per quel che temevamo fosse
una trappola
un’oscena mascherata
e non avremo nient’altro che

un orrore che non è orrore
un negativo senza positivo
orfano della sua definizione
come un raccapricciante vuoto
uno spazio senz’aria
in cui fluttuare, senza poter cadere o volare
nessun equilibrio e nessuna grazia
solo la deriva di una corrente invisibile
un guinzaglio di nulla
una corda deserta
tesa tra due palazzi crollati
dimenticata in un cielo sordido
ignorata da miliardi d’occhi polverosi
che più non si levan da terra.

Charles Bukowski disse:
La cosa più immensa della bellezza
è capire che è scomparsa.

(22 settembre 2009)
 

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Siamo spiacenti

Tonari.no.Totoro.full.171756

Non è un luogo comune: qui in Italia, i mezzi pubblici sono spesso in grave ritardo.

http://www.mymovies.it/film/1988/ilmiovicinototoro/

Persone assiepate sotto la pensilina vecchia, sgocciolante d’acqua. Qualcuno fissa le scrostature estese della vernice tricolore. Alcuni si sono persi dietro ai vetri, ormai opachi e crepati. Altri hanno cambiato idea, e se ne sono andati verdi di collera dentro ad un elegante taxi bianco. Rossa è la ruggine ventennale che sgretola lo scheletro della pensilina e la passione dei passeggeri invecchiati, o scomparsi nel blu delle notti, forse inghiottiti nel nero della morte acerba.

Stavamo lì ed eravamo in tanti, fermi ad una fermata spettrale dove non si ferma niente. Il tempo ci ha pian piano decimati e fiaccati come colori che sbiadiscono lenti in decenni di pioggia. Infine ci siamo sentiti esausti, persino più rotti e grigi del marciapiede sbriciolato su cui abbiamo aspettato troppo a lungo. Ma proprio quando stavamo per abbandonarci ad una scontata rassegnazione, abbiamo udito il risveglio dell’altoparlante della stazione che ha gracchiato la riapertura del cielo.

Ed ora eccola, la sagoma del Gattobus, che si stacca dall’orizzonte e si gonfia di più a ogni minuto. Arriva, finalmente: ma chissà che non sia troppo tardi, oramai. Per alcuni, di sicuro. Quanto a me, ho la barba lunga come la noia di certe estati senza cinema e i capelli bianchi di disincanto. Sono stanco, accigliato, coi talloni doloranti. Eppure sono ancora qui, con una viva curiosità e un’impazienza che già mi suggeriscono un colore, una possibile risposta.

 

(21 settembre 2009)

Sole sgonfio

luglio era gonfio di luce e di ubriachezza
il caldo che sprangava la porta
costretti dentro casa.
 
la sera arrivava più tardi
e le vacanze, solo immagini appese,
sono ora necessità attese con ansia, stanchezza.
 
agosto mi ha rubato qualcosa.
forse la scrittura, forse proprio la sera
rendendola più repentina e meno rosa, più nera.
forse mi ha tolto la fantasia
i sogni d’acqua per il mare
la voglia di prendersi e portarsi via.
e ancora lo sento rubare
qualche cosa mai stata mia
di certo mi ruba l’estate
come ogni estate.
 
rimango solo
altrimenti smarrito
come un costume dismesso
mentre si presume, là fuori, l’arrivo
dell’autunno coi suoi colori mentre
in fondo a me stesso io
mi sento sempre
più sbiadito

(2010, primi di settembre)
 

Riascoltarsi

Ogni tanto mi rileggo, ma non sempre mi capisco.
Questo sembra essere direttamente proporzionale alla “invernalità” di ciò che ho scritto. Voglio dire che un messaggio congelato in una notte di gennaio mi suona molto più distante e criptico di pensiero sbocciato in aprile.
 
Ho pensato a una mente fatta a fisarmonica, o a cornamusa: la si può comprimere
o dilatare, e la stessa nota può vibrare nell’aria in modo differente.
 
Così le stagioni suonano la mia testa.
Ritrovo nella brina un’articolata melodia: una voce strozzata che si condensa nell’atmosfera gelida, difficile da ascoltare e da ricomporre, ma non completamente aliena.
Questi mesi cosa mi lasciano?
Forse un solo accordo, non stonato ma troppo prolungato, monotono.
Un suono sordo che si espande nell’afa e nella memoria di questa distratta,
stanca estate.
 
 
 

 
 

(9 settembre 2006)

Airone

 
rappresentare qualcosa che sia fatta di nulla
non rimarcare una forma, suggerirla appena
riuscire sussurrare negli occhi di chi guarda.
 
sottrarre carta al colore
ritagliare l’aria e darle
un becco e due zampe.
 
disegnare
senza
segnare

Inviato su syd

Quando scrivere è una truffa

27/08/10, ВОСТОЧНЫЙ-ЭКСПРЕСС (Montag28) :

le vacanze a settembre sono forse la cura
ma che fatica aspettarle, e che paura
di non farcela, a reggere l’usura.

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27/08/10, V.F. :

Arriverà settembre che annienterà tutto;
vivo nella fine di agosto, listato a lutto,
e ne assaggio l'ultimo velenifero frutto.
Del suo sapore, del suo odore,
del suo tepore e del suo colore
avrò per i mesi futuri solo terrore.
Mi faccio scudo dietro una nera finestra,
io che della fuga sono maestra,
invidiando la coriacea vitalità della ginestra.

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28/08/10, ВОСТОЧНЫЙ-ЭКСПРЕСС :
 
Avrò nei mesi e per i mesi futuri
solo tremore, chiuso fra muri crepati
murato dietro a vetri sudati. Una zanzara
superstite detestabile di un’avara estate. Apro
la finestra, mi si ficca un freddo aspro nelle spalle;
mi scrollo. Fuggire: non ho maestria, né le palle. Resto:
mesto attenderò il ritorno, affatto lesto, di mesi meno duri.

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30/08/10, V.F. :

Se non vuoi evitare l'invernale embargo,
non ti resta che scivolare nel letargo;
della vita negazione,
provvisoria soluzione,
pei codardi vile vanto:
li protegge come un guanto
dalle tremende conseguenze dell'azione.
Si può vivere di pura contemplazione?

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01/09/10, ВОСТОЧНЫЙ-ЭКСПРЕСС :

accidioso forse, non vile
e vinto da questa vita ligia
ma ribelle alla stagione grigia
ché ho un fegato, e pure la bile.
desideroso e disperato abbastanza
quasi son pronto ad andare, a partire
per lasciare il Nord e questa mia stanza
via dalle nebbie, dal prolungato imbrunire.
solo cotone e lino, il sol acrilico sarà il vinile
e poi carta grafite metallo e silicio, nella valigia.
ed oltre molti confini o attraverso la palude Stigia
inventerò, nel cammino, nuovi vacui esercizi di stile