Le fiere della vanità

questi bottoni questi orpelli
queste corse queste magliette
queste docce queste lamette
queste forbici questi capelli

quelle suole che si stampano sul suolo, impolverato
elegante e leggera, la danza delle tomaie colorate.
quelle smorfie che ti stampi sul bel bronc’incipriato
raggiante è la raggiera di nere ciglia tue allungate.

i lacci allacciati
i ganci agganciati
gli scolli scollati
gli scialli sciallati.

tutto questo
sembrare, questo
volere o dover piacere
a qualcuno da adorare fugacemente
o a ognuno, a nessuno specialmente;
a platee dorate, scelte con accurate riflessioni
o a noi stessi, nei riflessi di specchi e occhi:
noi, palesi farlocchi, così vanesi così barocchi
sciocchi sottoprodotti di antiche insoddisfazioni.

e ci diamo da fare
per darci e per farci
ché se non è per starci
che ci stiamo a fare?
forse per sentirci, illuderci meno marci
e sempre mentirci, far finta di amarci
senza mai sentirci sinceramente di amare.

le profondità amare
son verità da evitare

 

 

(10 giugno 2009)

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