E di polvere t’€™orneremo

Io non so mica se sono in grado. Come faccio a sistemare tutto questo disordine?

Tutti quei vestiti in giro
le camicie a maniche corte
si sdraiano sui maglioni di lana
che sperano in un’ultima giornata di pioggia
per ritardare l’attimo in cui saranno rinchiusi nel fondo d’un armadio
e poi chissà cosa può succedere in settembre
una nuova felpa viene assunta
prepensionamento e tanti saluti
un filo a forma di lacrima pende
vecchio golfino in fondo ai sacchi dell’ipocrita beneficienza
ma anche un girocollo a forma di sardonico sorriso
pensando gli abiti novizi
che ancora non conoscono i veri rigori invernali
e non immaginano quanto sia triste il buio di un guardaroba
quando la primavera si inoltra nell’estate
e un umano capriccio decreta la tua vecchiaia.

La casa è un tempio greco
“Ordine Dorico? Ionico? Corinzio?” – bravi, avete studiato
ma no, non è in nessun ordine
è anzi un disordine di tante piccole colonne
di CD e vinili, e libri, e riviste
parecchi ancora da leggere, da ascoltare
ma queste rovine di tempio non hanno tempo
di essere viste, studiate, magari riordinate
nessun ordine cronologico o alfabetico mi indica il percorso
e se cerco una metopa non la trovo mai
e senza cronologia non c’è tempo
tempo di leggere, di ascoltare, di sentire
ruderi, frammenti di un tempio
che non ha tempo di essere deframmentato.

Universo in briciole
un po’ come i pezzi di De Gregori, e allora
briciole di cioccolato briciole di colomba

briciole di democrazia briciole di bomba
briciole di pane briciole di pelle morta
briciole di breccia briciole d’ogni sorta.

Non trovo la scopa
per spazzar via tutte queste briciole
questi vecchi indumenti
questi parlanti argomenti
queste troppe parole
questi tanti ricordi, troppi pensieri
che fanno disordine là dentro
immagini che si sbriciolano
e cadono verso chissà quale suolo, danzando
come le foglioline nuove degli alberi
trafitte da milioni di fili di sole
che scaldano l’aria
illuminano questa dimensione psichica del disordine
e la polvere ci scia sopra, guardala
la vedi in controluce che ancheggia
e che alza un po’ di grigia neve
e non arriva mai a valle.
Che cos’è la polvere?
Briciole di briciole di briciole
i maglioni sparsi si sbriciolano
i miei libri, i miei disegni
tutta la mia carta si sbriciola
anche il mio modo di scrivere si sbriciola, dentro
non rimane che la forma esterna
un bel pullover che, domani
saprà già di vecchio
ma le parole non le puoi sbattere in sacchi
e darle in beneficienza per sentirti in pari
non le vuole nes-su-no.
Non le vogliono i bambini, stanchi delle stesse prediche
non le vogliono i morti, esausti di ascoltare preghiere non sentite
e chissà, sbricioliamo la loro anima con la nostro tritatutto materiale
comprato a rate, briciole di soldi non nostri
che ci riducono in ogni tipo di povertà.

Così i morti
alcuni briciole di fuoco in urne, o in oceani, o su campi da fertilizzare
insieme ad altri morti, che fertilizzano da dentro quello stesso terreno
mentre vermi ed insetti sbriciolano le loro casse, e i vestiti del loro commiato
e fanno a brandelli le loro carni
briciole di persone che abbiamo amato
di mani che abbiamo strette e di guance che abbiamo accarezzato
di occhi che non abbiamo dimenticato
non sono che proteine, senz’anima
e la terra è ormai tiepida e ben nutrita
e mille fiori e piccoli alberi cercano di penetrare il freddo marmo
anche nei campi santi è primavera
e quindi, pensate, vita.

Così
briciola su briciola scivoliamo verso un altro maggio
e dentro le case i troppi oggetti inutili spettegolano come casalinghe
e si narrano la leggenda delle pulizie di primavera
ed io le osservo inquieto
ché il disordine non lascia tranquilli
tanto più quello interiore
delle troppe cose da fare
dubbi da sciogliere
impegni da rispettare
nozioni da studiare
vecchie questioni da affrontare
e pensieri da ripensare
ricordi da riassettare
per ritrovarli, per non dimenticarli.
Le case sono zeppe di cose
le teste di preoccupazioni
tante persone sono piene zeppe di sé
il televisore è zeppo di immagini e suoni
pubblicità
la rete è piena di pesci
o di parole, a seconda dei casi
le carceri sono piene di innocenti
e ma zeppe di criminali
anche se alcuni disonesti sono pieni di soldi
i telegiornali sono pieni di disonesti
e di morti
come la terra.
Allora ecco che la primavera è zeppa di vita
e di un energia invisibile ma vibrante
e dunque basta una scintilla
in un mondo pieno di mondi
e di cose
e di briciole
basta un nonnulla
a far scoppiare qualcosa
ché la stagione bella è esplosa
la mia testa è lì lì
che cosa scoppierà adesso?
Magari nulla
e come spesso accade
la sensazione che qualcosa sta per accadere non è che uno scherzo
della mente che si prende gioco di te
e delle tue troppo domande sciocche
e poi
finisce il gioco
e ti dice
“smettila
di pensare
e di andare a capo
e di considerarmi zeppa, non lo sono
le mie briciole, se vuoi, si aspirano in un attimo
prova infatti a chiudere gli occhi
a respirare profondo
a goderti questo aprile
e gli alberi ringiovaniti, i prati rinsaviti
e le nuvole
e dimentica quegli abiti polverosi
quelle colonne in rovina
quelle troppe cianfrusaglie
e ricorda
che la tua casa è zeppa, si, ma di te”

Ascolterei il consiglio
scapperei da tutti gli sgabuzzini possibili
e butterei via le chiavi
e giù per le strade
nascosto nella folla e da essa cullato, protetto
e poi ancora via
dalle vie zeppe di vivi
cercando frammenti di natura
per respirare briciole d’erba e di corteccia
e di raggi di sole, di vento e di stelle
polvere di pace
ah, che bel finale sarebbe
ma non trovo il tempo
coraggio non ne ho mai avuto
ho solo briciole di speranza in un petto bucato
e scivolano via come le monete dalle tasche scucite
briciole per terra che i piccioni divorano
e che non posso più ritrovare
e comunque non potrei tornare indietro come Pollicino
neanche se avessi i sassolini e le tasche rattoppate
che invece ora si svuotano
e lanimo si impoverisce
e si impoverisce il mondo d’umanità
si ingrandisce l’inferno di anime
si arricchisce la terra di morti
e rimangono solo poche speranze, e molte briciole, e troppe parole
e nessuna di queste cose
potrà servirvi
saprà aiutarmi
o riuscirà a salvarci
dalle bombe, dalle briciole, dagli inferni
o peggio
dall’essere dimenticati
come quei vecchi indumenti feriti, poi soffocati
morti ammazzati in sacchi della spazzatura,
neanche i poveri li vorranno indossare
e chissà poi dove
al termine dell’esistenza
saranno andati a finire
e noi come loro
chissà

 

 

 

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