9 marzo (fiore di carta)

un anno fa
ricordavo di certo meglio
quella piccola odissea malinconica
ormai parcheggiata chissà dove in ciò che sono
archiviata nel fascicolo del nove marzo
dell’anno prima di un anno fa.

due anni fa.
il tempo passa e passa la paura ma
l’amore che non hai coltivato
resta per sempre acerbo
e non marcisce mai.

ricordi rimasti appesi
come episodi senza seguito,
racconti senza finale.
fiori secchi dentro a un libro
che non sono più vivi ma
sopravvivono a ogni primavera.
e la vita sboccia

e continuamente appassisce
ma i ricordi appesi non invecchiano
li osservi e ti sembrano così vicini
poi guardi il calendario e pensi
non è possibile: sembra ieri.
non ci credo, e come vola il tempo
se è già passato un anno
da quella volta che ho detto:
“un anno fa a quest’ora”

ma il tempo è qui
e ci cammina accanto
deformato dalle percezioni.
è un foglio di carta sulla sabbia
che vola solo se… solo quando
arriva una folata di vento e
ci facciamo sorprendere
distratti a ricordare
gli anni passati

perduti.


sempre varrà di più
un fiore d’acqua coltivato
germogliato, esploso, sfogliato
che un fiore di carta mai sbocciato.
ché la vita vale
solo quando è reale
anche e specialmente
se fa male.
altrimenti è un’illusione
e ciò che avevi provato
era solo confusione

 

(9 marzo 2010)

 

Annunci

9 marzo (night in gale)

un anno fa a quest’ora
ero già uscito dal cinema vuoto
avevo guidato tra curve piovose
dentro a boschi di abeti scuri
spremendo gli occhi e i fari
i tergicristalli.

avevo attraversato semafori e valli
costeggiato laghi e piazze di cerchi
su e giù senza strappi né urli
come sopra un ottovolante triste
che non diverte, che non esiste

in picchiata per discese larghe e vuote
in arrampicata su tornanti erbosi
e l’orologio correva
e la radio parlava
e la cuffietta cantava
e la pioggia cadeva.

dentro un labirinto di cartelli verdi e blu
appoggiato al fianco sinistro della pista
correvo senza radar o bussola
in orbita attorno alla città
ma la rotonda girava
la strada finiva
il freno slittava
la cuffietta si preoccupava
e il giro ricominciava.

a quel punto le strade percorse erano tutte sovrapposte,
come linee rosse tracciate sull’immaginaria carta geografica:
l
unica porzione rimasta bianca era la meta che stavo evitando.
 

Passato il ponte, girata la curva
la macchinina nera si rigira su se stessa
ecco che arriva la bambina con il radiocomando rotto
si prende la macchinina esausta in braccio
e accarezzandola, la porta in salvo.

 
un anno fa a quest’ora
stavo scappando verso la riva
correndo per finta appresso alle papere
e tornando per finta a quel che credevo inevitabile
sciogliendomi tra il fumo e il luccichio dei lampioni sull’acqua
come fossi dietro al vetro rigato di condensa e di gocce
ma dalla parte sbagliata.

tutta quella strada
per scovare quell’angolo buio di terra
approdando come un naufrago, una zattera d’anima
con i pensieri di legno marcio, le parole stracciate e zuppe
quella sera io
sono quasi annegato
e anche oggi che sto sulla terraferma
oggi asciutto, posato, meno spaventato
non ho dimenticato
quell’odissea
della sera
di un anno fa.

(9 marzo 2009)