Una c’èsta di panni smessi

C’è un catino di pietra
pieno d’acqua ghiacciata
c’è un albero di Natale
fa ombra a uno spaventoso
regalo per un bambino
c’è una città senza due torri
e senza più artisti
c’è un televisore stanco
che costringo a parlarmi per ore
c’è sempre un po’ di vino nell
universo
o nei sorrisi delle persone tristi
c’è una ragazza insonne
insanamente innamorata di me
c’è sempre polvere sotto i letti
al mio e al tuo e al vostro
c’è un film che non ho ancora visto
ed altri diecimila e forse più
c’è tanta fantasia da prendere nella notte
anche se gioca a nascondino
c’è tanto pane buono, ma un tozzo
è nelle nostre pattumiere, cazzo
c’è una tazza vuota sul tavolo
e un poco di zucchero, e briciole di tè
c’è molto amore non ricevuto
c’è troppo amore non dato
c’è un uomo pieno di soldi
che non si ricorda più il suo nome
c’è molto da piangere
e c
è ancor più da temere
e pure ci sono molte risate
nuove o mai usate
ma c’è un senso in questa vita
se c’è qualcuno che sta in pena per te
e intanto
ci sono molte fotografie da scattare ancora
ci sono molte parole da dire ancora
c’è un ragazzo nella notte
che crede di poter raccontare
in una notte sola
tutto quello che c’è
ma è un illuso
ed ora
lo caccio via, che c’è
da dormire, riposare
e domani lavorare
c’è da uscire dalla corazza
fatta di parole
e c’è una raffica di pallottole
da prendere in corpo
c’è molto da sanguinare
ma c’è un senso in questa vita
non tanto nel trovare una corazza che non sia metafora
quanto nell
avere qualcuno che ti curi le ferite
e c’è un
intera umanità di crocerossine ed infermieri
aspettano solo un gesto, ci aspettano là fuori
eppure c
è troppa gente
che si ostina a prendere i farmaci
e muore
sola.

No, dài
cercate la vostra ambulanza
ce n’è una anche per voi
e c’è una fine a questa
nata come un pensiero
sfociata in un appello da due lire
e c’è che
c’è troppo da dire
e molta poca dimestichezza nel riuscire
a trasformare, a dare vita
a quello che in testa appare
così nitido
e che arriva alle dita
così sporco
e c’è l’inchiostro
virtuale o vero
comunque nero
che mi rimane
più sulle mani che sul foglio
impronte digitali sulle mie cartelle
mentre l’anima rimane dentro la pelle
qui, da qualche parte, in fondo alle orbite
almeno la sento, c’è
o almeno credo
anche perché
chissà se lanima davvero 
c’è.

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4 thoughts on “Una c’èsta di panni smessi

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