/!\ : strada dissestata

ma porca puttana.

l’asfalto più tenero – ovvero: o troppo vecchio, o costato di meno – è stato ferito, squarciato brutalmente. penso sia colpa della neve delle scorse settimane o di qualche altro coltello di ghiaccio.
un manto croccante, crepato butterato perforato, con la granella minerale ai lati: se non fosse per il grigio chiaro, potrebbe anche sembrare un enorme snack appiattito, andato a male.
e invece è una strada.
le ruote della mia macchina cadono nelle buche, si sbucciano, certo perdono un po’ di gomma dalle spalle come pelle dalle ginocchia. gli ammortizzatori sono invece pugili suonati: acciaccati, stanchi e pieni di lividi.

ieri i piccoli crateri erano pieni d’acqua, e facevano la danza delle pioggia per coltivare la loro proibita illusione: essere visibili su google maps ed essere disegnati dal cartografo de agostini. [magari fare un figlio con Trasimeno (parlo delle buche) o con Bolsena (i buchi)]. qualcuno è ancora lì, vuoto e nudo, e spera ancora. qualcun altro è invece stato farcito di nerissimo nuovo asfalto, troppo umido per essere compatto. la ghiaietta sudicia di riempimento, spazzata da un centrifugo pneumatico di passaggio, si scolla dal suo tappo e se ne va a spasso, desiderosa com’è di farsi un giretto sulla ruota panoramica – che poi è anche la ruota posteriore dell’auto che mi precede. alla fine del giro, il sassolino cannone: ma non è un amore e con le mani non lo prenderò. il bastardo si schianta però sul mio parabrezza, il quale strilla di dolore. è una collisione violenta, uno scontro fra duri. il vetro, si sa, è speciale: incassa, e per il momento, resiste; ma soffre. c’è chi sta peggio di lui: è il fascione paraurti davanti, che subisce una vera e propria raffica di mitragliatrice al catrame. in questo trambusto, anche le mie ruote davanti perdono il controllo… e tirano fiondate al fondo del motore.
rallento, e mi par di sentire una voce appena percettibile. è il giovane cuore del maratoneta meccanico che mi implora: “abbi pietà, domani lasciami a casa a riposare. prendi i mezzi pubblici, per favore”.

sussulti, poche toppe fatte male per troppi squarci, botte; ferite e lamenti.
bicromia di nero e grigio.
sembra un qualche periodo di una qualche vita, uguale.

 

(dicembre 2008)

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