Videoterminalismi

sono un lavoratore videoterminalista.
di cosa si occupi il mio lavoro non è poi molto importante. è il videoterminale il tramite di tutto ciò che attiene al mio lavoro ed il fulcro di tutto ciò che riguarda questo breve racconto.
 
eccomi qui.
la luce bianca, girando attorno alle lettere nerastre, pare esca dallo schermo.
si concentra in due coni freddi che puntano dritto sui miei due occhi. le punte,
smussate dalle ciglia e dalla “626”, non riescono a trafiggermi. però spingono
con forza, e mettono sotto pressione le mie cornee doloranti.
scriverne, che pessima idea. di certo non aiuta.
 
fermo tutto.
scollo la destra dal mouse.
spengo il monitor e chiudo gli occhi.
li riapro. davanti a me non più luce policroma, né forme complesse e sovrapposte, né punti diversi di messa a fuoco. solo le mie mani, chiuse a giumella, sono una tenda semisferica fissata alle due tempie. dove le dita son meno serrate, si creano minuscoli varchi tra l’antracite vibrante della piccola camera oscura. piccole feritoie di luce tenue, carminia, sfumata, che impressiona la mia rètina senza tornare a bruciarla. intorno, le solite voci ed il battere delle altrui dita sulle tastiere. i pollici intanto raggiungono le orecchie per tapparle, e diventano così i tiranti della tendina panciuta, ora un poco scostata dal centro della fronte a scoprire il naso. il suono adesso arriva ovattato, inoffensivo: del tutto simile al soffice spettro rossastro che gli occhi percepiscono appena. i sensi si confondono. si compenetrano, scopano, si perdono; cadono infine stanchi in cerca di riposo.
 
immagino che un grembo materno possa essere una sorta di bellissima copia di
questi cinque minuti che ho tentato di descrivere.
un piccolo utero fai-da-me, coi minuti fottutamente contati… uno schermo contro il brusìo, i neon, i cristalli liquidi; un filtro contro la polvere; una membrana tiepida di pelle che protegga un poco lo spirito da questo ufficio abbagliante, così spento.
 
non capisco se sia più incoraggiante la libertà che offrono certi pensieri
o se sia invece più sconfortante la consapevolezza che essi non debbano,

non possano durare più di qualche dannato istante beato.

(novembre 2008)

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One thought on “Videoterminalismi

  1. Temo sia più per la "sconfortante consapevolezza che essi non debbano,
    non possano durare più di qualche dannato istante beato."
    Ma se così non fosse al tuo posto mi chiederei allor, se davvero ne trarrei giovamento. Perché è proprio per quel lasso di tempo, seppur sconfortante, come da te suddetto, che riesci ad abbandonarti totalmente. Consapevole del fatto che prima o poi, finirà. Di conseguenza, dunque, è "confortante" la libertà che offrono certi pensieri.

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