Viale dalle viole gialle


http://www.youtube.com/watch?v=-GotaqZ4yw4

ma se non sbaglio, poi le speranze estive piovono giù d’autunno.

questo male sarà davvero tutto fatto in casa, come una specie di droga
autoprodotta che poi consumiamo e (ci) malediciamo?

gli alberi sono adesso enormi fiori dorati, spessi steli di carbone con grandi corone d’ambra che fiammeggiano nella nebbia bianca. il freddo, umido e leggero, si dipinge sui vetri ma ancora non (mi) graffia. e intanto io guido e inseguo immagini e ascolto canzoni che mi porto fino a sera.
ore ed ore di veglia, ed è tardi ormai. appassito come una foglia stanca, mi lascio morire sotto il peso inesistente dei colori del giorno anziché abbandonarmi ad un sorriso che rifletta tutti quelli ricevuti. ma perché? io ancora non me ne convinco che quella di sfiorire sia davvero una scelta tutta mia, soltanto mia.

(circa un anno fa)

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4 thoughts on “Viale dalle viole gialle

  1. i commenti non sono tutti uguali.
    possono essere negativi o positivi, ad esempio.
    e fra questi ultimi, ce ne sono di male detti come di ben scritti.

    e accidenti alla vanità, sempre male detta.

  2. Mi incuriosisce più di tutto, la parentesi tonda che racchiude una data approssimativa: "circa un anno fa".
    Non conosco il blog, anzi è la prima – forse la seconda – occhiata che gli do..ma la necessità di riproporre il medesimo pensiero ad un anno esatto di distanza mi fa riflettere…qualcosa è rimasto invariato.
    Qualche volontà probabilmente.

    Lo scenario che hai aperto ha insito una poesia tenue ed armoniosa allo stesso tempo, le parole fanno da morbidi riflessi ai colori, ma infine arrivi tu…e quel sorriso mancato. Ancora una volta, in autunno. C'è qualcosa che non riesce a farti rifiorire in primavera…ed è un peccato.
    Spero di essermi sbagliata :)

  3. C'è una cosa che non ho ancora fatto: creare una descrizione per il blog. Pigrizia o mancanza di tempo? Forse entrambe. Ma è pur vero che non mi piace essere didascalico, anche se ogni tanto cado nell'errore. E allora preferisco lasciare che certe cose abbiano dei lati in ombra, creando dei chiariscuri che suggeriscano la terza dimensione. Parole non pronunciate, forse bisbigliate, come quella minuscola frase che accarezza la base del titolo: "una cesta di panni smessi".
    Poi però non resisto a lungo, e svelo in fretta una verità troppo banale per esser taciuta o venduta a caro prezzo. In questo caso, non si tratta di sensazioni o volontà rimaste invariate. Il viaggio a ritroso in me stesso c'è ed è inevitabile, ma è solo conseguente al fatto di leggere certe mie note nel momento in cui decido di riproporle. Questo non è nient'altro che un archivio di pensieri già scritti e già vissuti. Il peso di certi sentimenti, spingendo le miei dita sui tasti, è caduto in fondo a quelle stesse parole che lo hanno di volta in volta raccontato. Non ci sono ferite che si riaprono, e nemmeno cicatrici dolorose da accarezzare ogni 12 (o relativi multipli) mesi.
    Potrei riproporre ciò che ho scritto in modo del tutto casuale (come feci nel 'prototipo' di questo blog); ma per quanto sia bello riguardare le pesche mature in gennaio o i cristalli di neve in luglio, finirei per non capirci più nulla.
    C'è ancora moltissimo da cercare, sistemare e postare. Ho addirittura dei vecchi post che già contengono delle possibili descrizioni del mio futuro blog. ;-)

    ***

    In primavera quasi sempre rifiorisco, invece; solo, non riesco ad evitare di ingiallire, in autunno.
    Certo però che le stagioni non si ripetono sempre identiche. Si limitano ad assomigliarsi, indubbiamente. Così come le singole giornate (e a volte anche le singole ore di veglia), che portano con sé storie che possono essere profumate o rinsecchite, grigie o luminose a prescindere dal periodo in cui si svolgono.
    In ogni caso, troppo spesso mi rileggo e mi ritrovo più simile al giallo triste d'un platano in novembre che al rosa rassicurante d'un ciliegio in maggio. O forse è solo un autoconvincimento? In fondo siamo sempre diversi da noi stessi, ed è anche questo che rende quasi sempre uniche le storie delle singole giornate. Ma l'autunno è la stagione dello specchio, questo sì. E mi fermo di più a guardare e a guardarmi… e forse è per questo che riesco a raccontare meglio ciò che ho visto. O più semplicemente non si tratta di vedere, ma di sentire di più… un peso, un colore; il suono di un pensiero che aspetta solo di essere scritto; un bisogno.

    ***

    E accidenti, se sono didascalico.

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