Runaway Blues

La gente che invade le strade.
Ragazzine ovunque
piene di soldi di papà che diventano buste di carta.
Voglia di bere una birra
mi accontento di un dolcetto al cioccolato
e di una bottiglietta d’acqua.
Ma dove sono finiti gli amici?
Tu che lavori sempre
Io che spreco il tempo
e che penso ai soldi, che triste
anche se a volte ne sono costretto.
Dov’era la bellezza del mondo oggi?
Non certo nei miei occhi
né in quelli degli altri
che, tra file di capi firmati
potevano vedere la mia polo stinta
il mio colletto spiegazzato
la borsa che mi scivolava dalla spalla.
Con i capelli pettinati male
la barba lunga e non curata
il colorito pallido
l’aria un po’ spaesata
mi sentivo sciatto, giuro
e in questo mondo di 180 bpm
(forse troppo veloce per me)
e di “vedessi, che pantaloni fighi che ho preso!”,
perché nessuno guarda più il cielo?
Non siete stanchi voialtri?
Davvero sapete mascherare i vostri quotidiani dolori

o addirittura non ne avete?
Non sentite anche voi questo rumore da Oriente,
il suono sordo della terra che trema, che si spacca
e il tonfo assordante di trentamila morti?
Trentamila e uno, trentamila e due, trentamila e trenta
e più il numero cresce più diventa astratto, difficile da immaginare
e la tragedia non spaventa più
non commuove più
e già non la ricordi più.
Ma non vi chiedete anche voi se
a volte, rompendo un uovo sul bordo del tavolo
ci sia un’anima che vi scivola fra le mani?
Minuscola anima senza piume – trasuda oltre le pareti della cucina
come le anime disperate del Pakistan che evaporano dai discorsi di ieri.

Rieccomi qua
con le mie solite contraddizioni:
prima guardo con sospetto a chi si chiama fuori dalla massa
e poi, questa diffidenza diventa tale da portarmi a fare lo stesso.
In testa le domande
sempre inutili
ed una canzone che mi tiene compagnia:

…Oh, my children
the times are jaded
The simple life
is complicated…

Adrian Belew – “1967”  2:59

Come saranno le ragazzine tra sessant’anni?
Loro, la generazione che più di tutte è andata in giro con i reni scoperti
ci saranno ancora abbastanza poveri
che venderanno i reni a quelle anziane ragazzine ricche?
Come saranno i ragazzini, domani?
Strafottenti e “duri” nel gruppo e vigliacchi da soli, come adesso?
Oppure saranno arroganti anche in solitaria?
Quanto mi fanno paura
anche se sono più grande di loro
fortuna che non lo sanno.
Sennò, chissà
forse mi mangerebbero vivo
l’ennesima prodezza di cui potersi vantare
o forse no
forse mi confiderebbero che anche loro hanno paura
paura di tutto quel che non conoscono, come tutti
paura di me, ragazzo con la faccia da adulto
e un’espressione che pare sempre così seria
che, assieme ad una corteccia di barba
mi fa un pochino da scudo.

Il sole cala,
torno verso la metropolitana.
Quando brucerà il mio corpo,
di me rimarranno solo due tazze di cenere.
Dove sarà finito il resto?
Chi respirerà le mie polveri?
Chi inalerà il mio cuore divenuto fumo?
Ricominciano le domande cazzute e sterili
ma rinsaviscono anche i presagi spiacevoli
come la sensazione che oggi tutto giri al contrario.
Non piangere, ragazzo
è l’adolescenza che ti fa sentire la morte nel cuore
o forse è uno di quei bulletti che ti ha preso in giro
e tu piangi per lo scherno
o forse perché vorresti assomigliare a loro, e non riesci
non ti metterai a piangere, dai
succedeva anche a me, lo sai.
Mi risponderesti, e diresti che lo sai
(questo se davvero ti avessi parlato)
“in fondo”, mi faresti notare, “sei un povero stronzo come me”
avresti ragione, ed io scrollerei il capo per annuire
e ridendo ti direi: “touché!”.
Un attimo
non andrebbe così
tu non risponderesti affatto
o magari sì, ma
mi faresti solo presente
che dovrei farmi gli affari miei
(beh, in fondo è quello che ho fatto nella realtà)
e che non so il motivo della tua tristezza
e che – non lo avevo notato – c’è già il tuo amico a farti compagnia.
Già
il solito difetto
quello di cercare somiglianze negli altri, nei momenti di sconforto
forse per sentirmi meno solo
e invece no
non sono uguale neanche a te, ragazzino
così come mi sento del tutto diverso
da quel signore pelato palestrato incravattato
che mi precede con aria snob
e che, facendomi mangiare il fumo del suo sigaro,
mi fa tossire. o forse è colpa di questo smog tutto intorno?
Questo alone opaco e insano
che sbiadisce anche le poche giornate di sole
grigie e torbide come il fumo che ho in testa a forza di pensare
pensare e immaginare di fuggire
lontano da questa cappa che mi non mi fa respirare
da questo circo in cui io non ho abilità
né la tua, che sai evitare col motorino lo stress del traffico
né la tua, che conosci i nomi di mille posti, mille locali
di te, professionista del divertimento
che mi chiedi perché la faccio tanto difficile;
o ancora la tua
che riesci a non prendere tutto sul serio.
Forse non so imparare
o forse non voglio
Altrimenti perché scappare?

Via
da questa città
da questo rumore
da questo fumo
da questi giorni troppi simili tra loro;
via da questi uomini in divisa
controllori, li chiamano
ho pensato che controllassero le coscienze quando, un giorno
nella mia ricerca disperata di un abbonamento che pareva perduto,
mi guardarono così male, così a lungo, così a fondo
quasi che volessero mortificare l’ennesimo farabutto.
Proprio io, che mi sento in colpa per tutto
che chiedo scusa se ho mangiato l’ultimo biscotto della scatola
o se, in ufficio, mi faccio prestare trenta centesimi da un collega
per un bicchierino di acqua scura ai distributori automatici.
E allora via
da questi troppi caffè schifosi
da questo senso di inadeguatezza
quello di questo pomeriggio, che ho provato in parte a raccontarvi
ma che mi assale sempre più spesso, dopo l’estate;
e mi cade una malinconia dietro alla bocca
come quella che mi fa cantare, a voce bassa e denti stretti,
strofe e note forse delicate, ma mai allegre
come quelle della canzone che non mi lascia mai…

Cadence and cascade
Kept a man named Jade

Cool in the shade
While his audience played.

King Crimson – “Cadence and Cascade”

Una canzone troppo lenta per te, che ascolti solo metal
troppo bianca per te, che ascolti solo soul

troppo melodica per te, che ascolti solo punk
e troppo bella per te, che ascolti solo merda.

“Ma ascolti davvero ‘sta roba?”
Sì, l’ascolto eccome
e mi vergogno di essere così disinformato
su quello che accade oggi in musica
qualcun altro si vanta di questo
invece io mi sento ripetente, rimandato
come quando sento un neologismo
e faccio finta di conoscerne il significato
perché non voglio sembrare un uomo delle caverne.
Via da questa caverna dunque,
via da queste sciocchezze
via da quest’idea di sentirsi diversi
tanto tutti si sentono diversi dagli altri
e questo rende tutti un po’ simili.
Via dal ricordo di oggi
via da questa domenica
scappo sotto le coperte
e penso a posti lontani e bellissimi
in cui poter fuggire
e mentre dormirò
la malinconia e i problemi
troveranno di certo un modo per raggiungermi
ancora.
Per questo domani mi sveglierò
e, dopo essermi maledetto per aver dormito così poco
ritornerò a questi pensieri
e li definirò stupidi
e andando al lavoro, mi piegherò

abbandonandomi all’idea che certi tormenti
siano in qualche modo invincibili, ineluttabili
utili solo ad animare le mie notti ed il mio scrivere

e la routine della settimana via via m’inghiottirà
divorandosi pure questa mia voglia di evadere.

Qualcuno mi ricordi che nulla è inevitabile se non la morte (davvero?);
qualcun altro mi convinca che la lotta nobilita l’uomo più della fuga;
ma cosa più importante
qualcuno me lo faccia notare, se ho il viso corrucciato
voglio essere libero di incazzarmi, ma non voglio diventare un musone:
i problemi ce li hanno tutti, e quelli degli altri sono sempre i peggiori. O no?
Poco importa
c’è che non voglio perdere il mio sorriso
se ogni tanto mi gira storta
perché da tante cose vorrei fuggire,
ma non voglio abbandonare quello che, di me
ho imparato ad amare.

Buonanotte Syd
io vado a letto, a domani.
Tu rimani?

Oppure fuggi?

 

(ottobre 2005)

 

Annunci

2 thoughts on “Runaway Blues

  1. Per il mio stato d'animo attuale questo intervento è stato come un chiodo nella testa. In senso positivo, perchè mi hai fatto riflettere.
    Mi ci sono ritrovata in tante frasi, hai scritto davvero delle cose che se le leggi con attenzione, ti fanno capire molto.

    P.s. La seconda canzone che hai postato a me non ha espresso tristezza, anzi al contrario un senso di serenità, malinconica, ma serenità.

  2. è passato molto tempo ormai. però mi fido della mia memoria, ed ho la presunzione di conoscere e ricordare molto bene anche i vari me stesso del passato. sono pertanto convinto del fatto che né cinque anni fa né mai io abbia considerato "triste" quella canzone.
    "delicata ma mai allegra": ovvero seria ma non grave, pensosa e lieve al tempo stesso. non te la figuri come colonna sonora di una situazione di risate in compagnia, una canzone così… a prescindere da quanto buona possa essere la compagnia e da quanto profonde possano essere le risate (che sono una gran cosa). è invece facile immaginarsela come possibile sottofondo di un momento intimo, di raccoglimento, come quello che si crea quando scrivi o quando immagini di farlo.
    il silenzio fuori, i King Crimson dentro.

    ma la tua definizione è più sintetica, limpida ed efficace… serenità malinconica. facile aggiungere che la malinconia non è equivalente della tristezza, così come la serenità non è equivalente dell'allegria.

    ; )

Non è detto che ti risponda

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...