Le ire di ieri

A volte, con tempi e motivazioni perlopiù incomprensibili alla mia ragione, il sapore acido di vecchie incazzature dimenticate mi bagna il fondo del palato, là dove passa il retrogusto.

La rabbia irrancidita esce da qualche caverna in fondo all’anima, si versa nella testa, si tuffa nel vuoto lungo la schiena. Rimbalza sul fegato, si aggrappa al pancreas ed entra nello stomaco, forandolo. Risale per l’esofago, fa suonare la laringe e poi – eccolo, il retrogusto amaro di veleno. Non puoi sputarlo perché, senza il tempo di capire come faccia, in un attimo è già di corsa lungo i muscoli delle braccia tese, e subito in cima alle nocche dei pugni chiusi… poi un po’ ovunque, come una scossa o un formicolio, infine da nessuna parte, come un orizzonte o questo pensiero. Se ne va il veleno antico, andandosi a rintanare nel buco marcio e sconosciuto da cui, pochi minuti prima, se n’era uscito.

(ottobre 2009)

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